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Movimento 5 Stelle in lutto, è morto lo storico esponente. Triste annuncio

Lutto nel Movimento 5 Stelle: addio a Peppe Giorgini

Solo al terzo respiro di questa storia emerge il nome che tutti, lì, conoscevano: Peppe Giorgini. E con il nome, anche la cornice precisa: San Benedetto del Tronto, sulla Riviera delle Palme. Aveva 72 anni e se n’è andato dopo un ricovero lungo, durato oltre un anno, lasciando dietro di sé una scia di commozione che unisce chi lo stimava e chi, con lui, aveva discusso mille volte.

Per il Movimento 5 Stelle è un colpo che fa male, perché Giorgini non era una comparsa: era uno di quelli che, nel tempo, diventano “faccia” e memoria. Non solo per incarichi e presenze, ma per la sensazione concreta di esserci sempre, anche quando non conveniva.

In tanti lo descrivono come un uomo capace di restare vicino alle persone senza mai trasformare quel rapporto in una posa. E forse è proprio questo che oggi manca di più: la normalità di una figura che sembrava destinata a restare, come certe insegne storiche che credi non verranno mai spente.

Peppe Giorgini, storico esponente del Movimento 5 Stelle, ricordato dalla comunità

Chi era Peppe Giorgini: dalla vita tra la gente alle istituzioni

Prima ancora della politica, c’era la strada. C’era il lavoro, e quel tipo di carisma che non si costruisce in studio ma nasce dall’abitudine a guardare le persone negli occhi. Per molti, per anni, lui è stato “il re dei jeans”: non un semplice soprannome, ma un pezzo di immaginario locale, legato a un’epoca in cui vestirsi significava appartenere, riconoscersi, sognare un po’ più in grande.

I suoi negozi, tra via Mazzocchi e via Mare a Porto d’Ascoli, non erano solo punti vendita: erano piccoli crocevia di storie. Ragazzi che entravano per scegliere un paio di jeans e uscivano con un consiglio, una battuta, una sensazione di essere stati visti davvero. Un tipo di presenza che non ha bisogno di slogan per farsi ricordare.

Peppe Giorgini in una foto che racconta il suo legame con la città e la politica

La carriera politica nel Movimento 5 Stelle e l’elezione in Consiglio regionale

Quando arriva la svolta dell’impegno pubblico, Giorgini porta con sé quel bagaglio di concretezza: la pratica del commerciante e la tenacia dell’attivista. Nel 2015 raggiunge il punto più alto del suo percorso istituzionale con l’elezione in consiglio regionale, un traguardo che, per chi lo conosceva, era insieme naturale e sorprendente.

Non era il “politico di mestiere” nel senso tradizionale. Sembrava piuttosto uno di quelli che si buttano perché non sopportano l’idea di restare a guardare. Già nel 2012 aveva provato la corsa verso il Senato della Repubblica, segno di un’ambizione che non nasceva dall’ego, ma dalla convinzione che certe battaglie vadano portate più in alto possibile.

Le battaglie ambientali: la lotta contro lo stoccaggio del gas

Tra le pagine più ricordate del suo mandato ci sono le battaglie ambientali, combattute con una determinazione che, nel tempo, è diventata quasi un marchio. In particolare, la sua opposizione al progetto di stoccaggio del gas nel quartiere Agraria: una questione che per anni ha tenuto la comunità sospesa, divisa tra timori, promesse e paure.

La sua non era una contrarietà di facciata. Era una linea dura, motivata dalla tutela della salute pubblica e dalla difesa di un territorio fragile, dove ogni scelta pesa come un macigno. In Regione, Giorgini si era ritagliato il ruolo di cassa di risonanza per comitati e cittadini, un punto d’ascolto per chi si sentiva ignorato.

Il dolore della città e il ricordo trasversale: l’ultimo saluto

Oggi restano i messaggi, i silenzi, le frasi dette a mezza voce. E resta quel sentimento raro di cordoglio trasversale, perché quando se ne va una figura così, lo schema “noi contro loro” si sfalda per un attimo. Persino chi la pensava diversamente riconosce il valore di una coerenza portata avanti per decenni.

San Benedetto del Tronto perde un pezzo della sua storia recente: un uomo capace di trasformare il lavoro in relazione e la politica in presenza quotidiana. Il vuoto è reale, quasi fisico. Ma c’è anche un’eredità che, nel tempo, si farà sentire: quella di scelte, lotte e risultati che continuano a parlare anche quando la voce, purtroppo, si spegne.

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