Il documento mancante e i dubbi sulla procedura
A complicare il quadro è la segnalazione del legale della famiglia, secondo cui nella cartella clinica mancherebbe il diario di perfusione, il tracciato della circolazione extracorporea che indicherebbe l’istante esatto in cui al bambino è stato rimosso il cuore malato prima dell’impianto di quello arrivato da Bolzano. Un documento tecnico ma decisivo per stabilire la sequenza cronologica dei fatti. L’avvocato ha annunciato un nuovo passaggio in Procura per chiedere che venga formalmente acquisito, qualora non sia già agli atti dell’indagine.
Gli inquirenti stanno inoltre verificando la gestione dei dispositivi utilizzati per il trasporto dell’organo, con particolare attenzione ai box dotati di controllo della temperatura e all’impiego del ghiaccio secco subito dopo l’espianto. La Procura di Bolzano ha trasferito la propria documentazione a Napoli, aprendo la strada a un’analisi congiunta che potrebbe coinvolgere anche i sanitari altoatesini.
Autopsia e nuove verifiche
Nei prossimi giorni è previsto l’esame autoptico, che dovrà chiarire le cause esatte del decesso e fornire ulteriori elementi sullo stato del cuore trapiantato. Sarà un passaggio chiave per comprendere se le condizioni dell’organo fossero già compromesse o se vi siano stati errori nella gestione successiva.
Intanto il Monaldi resta al centro di un’indagine che punta a fare piena luce su una vicenda che ha scosso l’opinione pubblica. La ricostruzione delle cosiddette “due ore fatali” diventa il fulcro dell’accertamento giudiziario, mentre la famiglia chiede verità e responsabilità. L’attenzione dei Nas in ospedale rappresenta ora il segnale più evidente di un’inchiesta che non intende lasciare zone d’ombra.