La pista dell’avvelenamento volontario
Gli inquirenti guardano con attenzione anche al resto della famiglia. La figlia maggiore, Alice, presente durante i giorni della tragedia ma in buona salute, era stata inizialmente esclusa da ogni sospetto. Le indagini sui cibi della casa non hanno rilevato contaminazioni, spingendo a considerare la pista dell’avvelenamento volontario. Come riporta Libero, gli investigatori ipotizzano che la ricina possa essere stata somministrata tramite bevande come tè o caffè, modalità compatibile con le caratteristiche del veleno. Nei prossimi giorni sono previste nuove perquisizioni nell’abitazione, con l’obiettivo di analizzare stoviglie, utensili e qualsiasi oggetto che possa aver conservato tracce della sostanza letale.