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Garlasco, la furia dei Poggi contro i magistrati: parole durissime

La Procura ipotizza che il corpo sia stato spinto lungo le scale della cantina. Ma, osserva il consulente, sui primi gradini sono presenti soltanto gocciolature e non tracce di trascinamento, un dettaglio che, se confermato, metterebbe in discussione l’intera dinamica. Allo stesso modo, la violenza dei colpi descritta nel capo d’imputazione — quattro o cinque fendenti tali da provocare una frattura cranica ampia — non troverebbe un riscontro coerente nelle tracce ematiche rilevate lungo il percorso.

“Non si riscontrano tracce di sangue compatibili con un’azione di quel tipo, né schizzi significativi che indichino un movimento violento del corpo contundente”, sottolinea Redaelli. Un’analisi che, pur mantenendo un approccio prudente, introduce dubbi concreti sulla solidità della ricostruzione accusatoria.

La conclusione, per ora, resta sospesa: “Ho diversi dubbi sulla ricostruzione, ma è necessario vedere tutto il materiale investigativo raccolto dalla Procura”. Una posizione che invita alla cautela, ma che allo stesso tempo evidenzia crepe evidenti nel nuovo impianto investigativo.

Intanto, sullo sfondo, resta il dolore della famiglia Poggi. Negli anni, ogni riapertura del caso è stata vissuta come un ritorno all’incubo. Quando nel 2025 le indagini furono riattivate, i genitori di Chiara non nascosero la loro stanchezza: “Siamo stanchi di questo calvario”.

Oggi, con nuove ipotesi e nuovi nomi al centro dell’attenzione, quella sensazione sembra tornare. Ma insieme a una convinzione che, almeno per loro, non è mai cambiata: la verità è già stata scritta. E tutto il resto, per ora, resta sotto accusa.

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