Sismicità dell’Appennino settentrionale: quadro geologico e frequenza degli eventi
L’area coinvolta rientra nel settore dell’Appennino settentrionale, considerato un contesto con sismicità moderata ma persistente. La dinamica è legata alla complessità delle strutture geologiche e all’interazione tra le principali placche, con un sistema di faglie in grado di generare terremoti di intensità generalmente bassa o media.
Scosse come quella registrata oggi rientrano nel normale rilascio di energia nel sottosuolo. Nella maggior parte dei casi si tratta di eventi contenuti, che raramente determinano danni, ma che confermano la continuità dell’attività sismica lungo l’arco appenninico, in particolare nelle zone di crinale e nelle valli più alte.
Terremoti storici nell’area tra Emilia, Liguria, Piemonte e Oltrepò pavese
Pur trattandosi di una scossa di lieve entità, la fascia appenninica compresa tra Emilia, Liguria, Piemonte e Oltrepò ha registrato nel tempo eventi più significativi. Tra i casi ricordati in letteratura e nella memoria storica locale, viene citato il terremoto del 1920 con effetti rilevanti in Lunigiana e percepiti anche in aree dell’Emilia occidentale e della Liguria.
In anni più recenti, nel 2003, un evento superiore a magnitudo 5 interessò l’Appennino bolognese. Nel 2012, inoltre, la pianura emiliana fu colpita da una sequenza sismica con conseguenze gravi in termini di vittime e danni, in un quadro geologico differente rispetto alle aree montane.
Monitoraggio INGV e indicazioni operative dopo la scossa
Nelle valli piacentine e nell’area dell’Oltrepò pavese sono documentati nel tempo eventi di magnitudo medio-bassa, in un contesto di sismicità diffusa. Anche per la scossa odierna, le autorità invitano a mantenere la calma: l’evento rientra nei parametri di un episodio minore. Resta attivo il monitoraggio della rete nazionale per l’eventuale evoluzione della situazione.