Social in rivolta e gaffe durante la diretta
I commenti sui social si sono moltiplicati nel giro di minuti. «Mai nominato e mai inquadrato da vicino», scrive un utente. «Secondo la regia non è mai esistito», aggiunge un altro.
La polemica è stata alimentata anche da alcune gaffe avvenute durante la diretta Rai: la presidente del CIO Kirsty Coventry scambiata per la figlia del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, e Mariah Carey confusa con Matilda De Angelis. Errori che hanno contribuito a rafforzare l’idea di una gestione approssimativa della cerimonia da parte della tv pubblica.
Le polemiche politiche dei giorni precedenti
Il caso Ghali non nasce però sul palco di San Siro. Nei giorni precedenti alla cerimonia, la sua partecipazione era stata duramente criticata da ambienti politici, in particolare dalla Lega di Matteo Salvini, che aveva definito la scelta “inopportuna”.
Nel mirino, la posizione pubblica dell’artista sul conflitto in Medio Oriente e i suoi interventi contro la guerra, tra cui il discusso “stop al genocidio” pronunciato durante il Festival di Sanremo 2024. Dichiarazioni che avevano acceso un dibattito nazionale e reso la sua presenza alle Olimpiadi particolarmente delicata.
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Le limitazioni e il ruolo delle istituzioni
Il ministro per lo Sport Giovanni Abodi aveva lasciato intendere che l’artista non avrebbe avuto carta bianca nella sua esibizione. Successivamente, Ghali aveva dichiarato che gli sarebbe stato impedito sia di cantare l’inno di Mameli, affidato a Laura Pausini, sia di utilizzare l’arabo nella sua performance.
Elementi che, messi insieme, hanno rafforzato la percezione di un’esibizione attentamente controllata e di un equilibrio fragile tra libertà artistica, sensibilità politica e immagine istituzionale dell’evento olimpico.