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Olimpiadi, gli americani usano una classifica diversa: l’Italia è terza nel medagliere

Olimpiadi invernali Milano-Cortina 2026, immagine simbolo dell'evento

Le Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026 si sono chiuse con un bilancio particolarmente rilevante per l’Italia, tra risultati sportivi, record e un dibattito che ha coinvolto anche i principali media internazionali. Al centro della discussione c’è il modo in cui viene costruito il medagliere finale, perché criteri diversi possono cambiare la posizione di una stessa Nazionale.

La manifestazione ha concentrato l’attenzione su più discipline e su più sedi di gara, mettendo alla prova atleti e organizzazione in un contesto di altissimo livello. In questo quadro, i risultati azzurri sono stati letti come il frutto di un lavoro pluriennale di programmazione, preparazione e investimenti, sostenuto da federazioni e staff tecnici.

La particolarità, però, è che non esiste un unico standard universale per “contare” le medaglie. In alcune aree del mondo, soprattutto in Europa, la graduatoria viene ordinata dando priorità alle medaglie d’oro. Negli Stati Uniti, invece, è comune vedere classifiche basate sul totale complessivo dei podi, indipendentemente dal colore.

Atleti e gare delle Olimpiadi invernali Milano-Cortina 2026

Criterio europeo contro criterio statunitense: cosa cambia nel medagliere

La divergenza nasce dalla regola di ordinamento adottata per costruire il medagliere. La gran parte delle testate europee, compresi numerosi media italiani, utilizza un criterio gerarchico: prima il numero di medaglie d’oro, poi gli argenti e infine i bronzi in caso di parità. Con questo metodo, una squadra con più vittorie (ori) è collocata davanti anche se ha un totale di medaglie inferiore.

Secondo quanto riportato dal New York Times, invece, l’attenzione si sposta sul dato complessivo: viene considerato il numero totale di medaglie conquistate, senza distinzione tra oro, argento e bronzo. IIn questa impostazione, la Nazionale che sale sul podio più volte viene premiata per continuità.

È questo passaggio a spiegare la differenza: nella lettura americana l’Italia risulta terza, alle spalle di Norvegia e Stati Uniti. Nella lettura più diffusa in Europa, invece, l’Italia scende al quarto posto perché superata dai Paesi Bassi, che risultano davanti grazie a un numero maggiore di ori.

In termini pratici, le due classifiche raccontano aspetti diversi della stessa competizione: il criterio europeo enfatizza la capacità di primeggiare, quello statunitense evidenzia la profondità del gruppo e la frequenza dei piazzamenti.

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