
La morte di Sara Campanella, la studentessa universitaria di 26 anni uccisa a Messina lo scorso 31 marzo, continua a scuotere l’opinione pubblica. Cinque coltellate hanno posto fine alla vita della giovane, originaria di Portella di Mare, in provincia di Palermo. L’autopsia ha confermato: la causa del decesso è uno shock emorragico. Per la sua morte è in carcere Stefano Argentino, coetaneo, compagno di università e suo ex fidanzato. La vicenda ha assunto nuove sfumature dopo le dichiarazioni spontanee della madre del giovane, Daniela Santoro, che ieri ha deciso di parlare ai carabinieri, raccontando i momenti immediatamente successivi al delitto. (Continua dopo le foto)
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Omicidio di Sara Campanella, il racconto della madre del killer
“Era disperato, mi ha detto che stava per uccidersi”. È questo il contenuto della telefonata che ha spinto Daniela Santoro e il marito a mettersi in macchina e a partire da Noto, in provincia di Siracusa, verso Messina. Un viaggio lungo ore, durante il quale i genitori hanno cercato di calmare il figlio al telefono, ignari, dicono, di ciò che era accaduto. “È salito in auto, aveva il cappuccio in testa e teneva il volto contro il sedile. Non ha detto una parola”. È stato solo poco prima di arrivare a casa, ha raccontato la donna, che Stefano ha rotto il silenzio: “Ho ucciso Sara”. Una confessione gelida, l’unica frase detta prima dell’arrivo dei carabinieri al B&B di famiglia, dove il 26enne è stato infine arrestato. (Continua dopo le foto)
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Omicidio di Sara Campanella, la madre di Argentino sapeva?
La posizione della madre è ora al vaglio degli investigatori. Gli inquirenti sospettano da subito che qualcuno abbia aiutato Argentino a fuggire da Messina dopo l’omicidio. I sospetti sono ricaduti proprio su Daniela Santoro, che tuttavia nega di essere stata a conoscenza del delitto al momento dell’incontro con il figlio. A sostegno della sua versione, anche gli avvocati di Stefano Argentino, Stefano Andolina e Rosa Campisi, che in un’intervista a Fanpage.it hanno dichiarato: “La signora non sapeva nulla dell’omicidio né quando va a Messina né quando insieme al figlio rientra a casa a Noto. Stefano ha ammesso l’omicidio solo pochi minuti prima dell’arrivo a casa. Poco dopo sono arrivati i carabinieri”.
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