Percorso giudiziario del procedimento Open Arms
A metà agosto 2019 il Tribunale per i minorenni di Palermo segnalò possibili profili di illecito legati al respingimento e all’espulsione di minori, chiedendo chiarimenti al governo sulla gestione del caso. In parallelo, il Tar del Lazio sospese il divieto di ingresso nelle acque italiane, pur senza individuare immediatamente un porto di sbarco per la nave, che rimase in attesa per diversi giorni.
Il 20 agosto 2019 il procuratore di Agrigento Luigi Patronaggio dispose lo sbarco dei migranti e il sequestro preventivo dell’imbarcazione, ipotizzando a carico delle autorità competenti il reato di abuso d’ufficio, in un contesto in cui a bordo si registravano condizioni di crescente tensione.
Il successivo iter giudiziario è proseguito nel 2020 con la richiesta al Senato della Repubblica di autorizzare il procedimento penale nei confronti dell’allora ministro dell’Interno. Ottenuto il via libera parlamentare, Salvini è stato rinviato a giudizio, nonostante la difesa avesse sollecitato un non luogo a procedere, sostenendo il carattere politico e non penalmente rilevante delle scelte compiute.
Il processo Open Arms si è svolto davanti al tribunale di Palermo per circa due anni, con udienze dedicate all’esame di testimoni, documenti e atti di governo. Il 20 dicembre 2024 i giudici di primo grado hanno pronunciato l’assoluzione di Matteo Salvini dalle imputazioni di sequestro di persona e rifiuto di atti d’ufficio, escludendo la responsabilità penale dell’esponente leghista.

Le contestazioni della Procura e la strategia difensiva
Nell’impostazione accusatoria della Procura di Palermo, l’allora ministro dell’Interno avrebbe violato le norme nazionali e internazionali in materia di soccorso in mare, ritardando e limitando l’assegnazione di un porto sicuro alla nave Open Arms. Tale condotta, secondo l’accusa, avrebbe determinato una compressione illecita della libertà personale dei migranti rimasti a bordo e configurato il reato di sequestro di persona, oltre al rifiuto di atti d’ufficio per la mancata tempestiva adozione dei provvedimenti dovuti.
La difesa di Salvini ha invece sostenuto in tutte le fasi del procedimento che le decisioni adottate nel 2019 fossero in linea con le disposizioni di legge in tema di controllo dei confini e sicurezza nazionale, oltre che con gli orientamenti del governo in carica. Secondo i legali, le scelte contestate rientravano nel perimetro della discrezionalità politica e amministrativa riconosciuta al titolare del Viminale e non integravano violazioni penalmente rilevanti.
L’assoluzione del 2024 ha chiuso il primo grado di giudizio, ma il ricorso straordinario presentato dalla Procura di Palermo ha riportato la questione all’attenzione della Cassazione. La richiesta odierna della Procura generale di confermare la sentenza di assoluzione si inserisce in questo quadro, ponendo l’accento sulla correttezza giuridica della decisione già adottata dal tribunale palermitano.
Impatto politico e rilievo giuridico del caso Open Arms
Il procedimento relativo alla nave Open Arms ha avuto sin dall’inizio una forte eco nel dibattito pubblico, sia in Italia sia a livello internazionale. Il caso è divenuto un punto di riferimento nella discussione sul ruolo del governo nella gestione dei flussi migratori, sulle responsabilità ministeriali e sull’equilibrio tra sicurezza nazionale, rispetto del diritto internazionale e tutela dei diritti umani.
La decisione che sarà assunta dalla Corte di Cassazione, attesa nei prossimi mesi, segnerà la conclusione di un lungo percorso giudiziario che ha visto il leader della Lega al centro di una vicenda complessa e controversa. Un’eventuale conferma dell’assoluzione, come sollecitato dalla Procura generale, potrebbe costituire un importante precedente per la giurisprudenza italiana in materia di responsabilità penale dei membri del governo nelle scelte relative al controllo delle frontiere e alle operazioni di soccorso in mare.