Le origini dell’ora legale in Italia
L’ora legale fu introdotta per la prima volta in Italia nel 1916, durante la Prima guerra mondiale. L’obiettivo era ridurre i consumi energetici sfruttando più a lungo la luce naturale nelle ore serali.
Nel corso del Novecento il sistema subì diverse sospensioni e riprese. Dopo una prima fase sperimentale, venne abbandonata negli anni Venti e Trenta, per poi tornare durante la Seconda guerra mondiale. In alcuni periodi rimase in vigore per tempi molto lunghi, mentre in altri fu completamente sospesa.
L’adozione continuativa riprese nel 1966. Negli anni Settanta, anche a causa delle crisi energetiche, la durata fu progressivamente estesa. Dal 1996, con l’armonizzazione europea, è stato stabilito il modello attuale ancora in vigore.

Le differenze tra un anno e l’altro
Pur seguendo una regola identica, l’ora legale non cade mai nello stesso giorno. Alcuni anni l’inizio può essere molto anticipato, come quando cade il 25 marzo, mentre in altri può arrivare fino al 31 marzo.
Negli ultimi anni, ad esempio:
- 2023: 26 marzo
- 2024: 31 marzo
- 2025: 30 marzo
- 2026: 29 marzo
Dal 2026 al 2029 la data continuerà ad anticiparsi, fino a raggiungere il 25 marzo, per poi tornare al 31 marzo nel 2030.
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Cosa cambia concretamente
Con l’entrata in vigore dell’ora legale si avrà un’ora di luce in più nel tardo pomeriggio e in serata. Nei primi giorni, però, molte persone possono avvertire piccoli disagi legati al ritmo sonno-veglia, soprattutto bambini e anziani.
La maggior parte dei dispositivi elettronici aggiorna automaticamente l’orario, ma resta consigliabile verificare orologi analogici, sveglie e apparecchi non connessi alla rete.
L’appuntamento, dunque, è fissato: nella notte tra il 28 e il 29 marzo 2026 le lancette andranno avanti di un’ora. Un gesto semplice che, come ogni anno, modifica la percezione delle giornate per oltre sette mesi.