
Ora legale, risparmio energetico e il nuovo dibattito rilanciato da Pedro Sanchez
Uno dei principali argomenti storicamente legati all’ora legale è il risparmio energetico. Tuttavia, secondo numerosi studi e analisi istituzionali, l’impatto reale di questo sistema sarebbe oggi piuttosto limitato.
Nel documento approvato dal Parlamento europeo si legge infatti che “l’effetto complessivo dell’ora legale in termini di risparmio energetico” è considerato “marginale”, anche a causa dell’evoluzione tecnologica. Le moderne tecnologie di illuminazione, insieme alla diffusione di strumenti come i contatori intelligenti, hanno progressivamente ridotto i vantaggi energetici che un tempo giustificavano lo spostamento delle lancette.
I dati lo confermano. In Italia, nel 2025, l’adozione dell’ora legale ha consentito un risparmio di circa 310 milioni di kWh. Un numero significativo in valore assoluto, ma molto piccolo se confrontato con il consumo energetico complessivo del Paese, che si avvicina ai 312 miliardi di kWh. Una differenza spesso descritta dagli analisti come “una goccia nell’oceano”.
Proprio su questi presupposti, negli ultimi mesi il tema è tornato al centro della discussione politica europea. A rilanciarlo è stato il presidente del governo spagnolo Pedro Sanchez, che ha chiesto al Consiglio dell’energia dell’Unione europea di riattivare “il relativo meccanismo di revisione”.
Secondo il premier spagnolo, il cambio di orario “scombussola i ritmi biologici due volte all’anno”, mentre “la scienza ci dice che non comporta un risparmio energetico”. Parole che riaccendono un dibattito mai davvero chiuso.
Al momento, però, resta in vigore la direttiva europea 2000/84, che obbliga tutti gli Stati membri ad adottare regole comuni sul cambio dell’ora. Fino a quando non verrà raggiunto un nuovo accordo politico a livello europeo, l’ora legale continuerà quindi a scandire il tempo dei cittadini del continente.