Le intimidazioni denunciate prima del 1° settembre 2004
Piera Maggio ha inoltre ricordato una serie di episodi avvenuti, secondo il suo racconto, nei mesi precedenti al sequestro della bambina. Si tratta di circostanze che la donna ha sempre ritenuto rilevanti per comprendere il contesto nel quale maturò la scomparsa di Denise Pipitone.
“Prima del sequestro di Denise avevo ricevuto minacce e ritorsioni: ruote della macchina squarciate, pedinamenti, telefonate minacciose. C’erano persone che passavano sotto casa mia 20 volte al giorno a qualsiasi ora e con qualsiasi mezzo. C’erano accostamenti alla mia macchina in cui determinate persone guardavano la bambina in macchina”.
La donna ha spiegato di essersi pentita di non avere segnalato subito quegli episodi, precisando tuttavia di avere indicato agli investigatori persone e circostanze già nelle ore successive alla sparizione. “L’unica cosa di cui mi pento è di non aver denunciato per amore di Pietro. Il giorno del sequestro, però, ho fatto subito dei nomi e ho indicato determinate persone proprio perché avevo ricevuto delle ritorsioni. Non ho tralasciato nulla con gli inquirenti”.
Il procedimento giudiziario e l’assoluzione di Jessica Pulizzi
La vicenda familiare di Denise Pipitone è stata al centro anche del successivo percorso processuale. La bambina era nata nel 2000 dalla relazione tra Piera Maggio e Pietro Pulizzi, pur risultando anagraficamente figlia di Antonio Pipitone, marito della donna all’epoca della nascita.
Nell’ambito dell’inchiesta venne processata Jessica Pulizzi, figlia di Pietro Pulizzi e Anna Corona, accusata di concorso in sequestro di minorenne. Il procedimento si è concluso con un’assoluzione per insufficienza di prove, poi divenuta definitiva. Piera Maggio ha richiamato anche questo passaggio: “La Cassazione ha riconosciuto il movente, ma per insufficienza di prove c’è stata l’assoluzione”.
Mastelli rubati e ritrovati nel luogo della scomparsa di Denise
L’ultimo episodio segnalato dalla famiglia si sarebbe verificato pochi giorni dopo il ventiduesimo anniversario della scomparsa. Due contenitori per la raccolta differenziata sarebbero stati sottratti dall’abitazione di Piera Maggio e, in seguito, rinvenuti nel punto in cui Denise Pipitone scomparve.
Secondo quanto riferito dalla donna, le immagini delle telecamere di sorveglianza avrebbero ripreso un’automobile fermarsi davanti all’abitazione, con due uomini a bordo. La famiglia considera il fatto meritevole di approfondimento e ha presentato una denuncia.
“Qualche giorno dopo il 22esimo anniversario del sequestro di Denise, sono scomparsi i mastelli dove si mette la raccolta differenziata. Ce ne siamo accorti dalle telecamere di sorveglianza: si è fermata un’auto con due uomini a bordo che hanno preso questi due mastelli. Sono stati poi ritrovati nel punto in cui è stata sequestrata Denise. Non è stata una bravata. Sappiamo l’identità dell’intestatario di quella macchina. Abbiamo fatto una denuncia. Stanno lavorando”.
Gli accertamenti sul possibile materiale biologico
Tra le ipotesi avanzate da Piera Maggio vi è il timore che il furto possa essere stato finalizzato a reperire eventuale materiale biologico appartenente ai familiari, dal quale ottenere profili genetici. Al momento si tratta di un sospetto espresso dalla famiglia e non di una circostanza accertata dagli investigatori.
L’intestatario del veicolo ripreso dalle telecamere sarebbe stato identificato, mentre proseguono gli approfondimenti per ricostruire l’esatta dinamica del furto e verificare eventuali responsabilità. Non sono stati resi noti ulteriori dettagli sull’attività investigativa.
Il caso di Denise Pipitone resta dunque segnato da interrogativi e zone d’ombra. Per Piera Maggio, la priorità continua a essere l’accertamento della verità sulla scomparsa della figlia: anche l’episodio dei mastelli, seppure ancora da chiarire, è stato portato all’attenzione delle autorità nell’attesa di nuovi elementi utili alle indagini.
