Papa Francesco, ecco il segnale che anticipava la fine
Sintomi come difficoltà nel parlare, debolezza a un braccio o a una gamba, e asimmetrie del volto possono essere segnali premonitori. Ma il tempo è un fattore chiave: in caso di sospetto ictus, ogni minuto è prezioso. «Non bisogna aspettare o farsi accompagnare, va chiamato subito il 112», ha sottolineato la dottoressa. Fattori di rischio? Età avanzata, ipertensione, diabete, sovrappeso. Tutte condizioni presenti nel quadro clinico di Jorge Mario Bergoglio. La probabilità di ictus raddoppia ogni dieci anni dopo i 55. E con familiarità, aumenta del 30%. (continua a leggere dopo le foto)

Si sarebbe salvato se fosse stato in ospedale?
La giornalista e medico Melania Rizzoli ha ricordato come la facies hippocratica sia tipica anche in casi di peritonite, gravi emorragie o insufficienze respiratorie. In ambito medico si utilizza persino un sistema – il Facial Action Coding System – per valutare lo stato di un paziente osservando solo l’espressione del volto. Un dettaglio che può forse offrire un minimo conforto arriva da Elena Bignami, presidente della Società italiana di anestesia e rianimazione: «Anche se fosse stato in ospedale, difficilmente si sarebbe potuto intervenire con efficacia. In certi casi l’ictus è così devastante che porta rapidamente al coma e poi alla morte. Ma, quasi certamente, il Papa non ha sofferto: è entrato in coma in pochi minuti». Un epilogo silenzioso, nel segno della fragilità e della discrezione che hanno accompagnato l’ultimo tratto del suo pontificato.