Gli altri due indagati e l’accusa contestata
Oltre al 17enne, risultano fermati anche due giovani di 19 e 23 anni, identificati come Ionut Alexandru Miron e Eduard Alin Carutasu. Per entrambi è stata disposta la custodia cautelare in carcere, mentre proseguono gli accertamenti sulle rispettive responsabilità.
L’accusa per tutti e tre è di concorso in omicidio aggravato da futili motivi. Gli inquirenti stanno ricostruendo se l’aggressione sia stata condotta in modo coordinato e se vi siano stati ulteriori colpi inferti dopo la caduta della vittima.
Secondo quanto riferito nell’impostazione investigativa, la morte di Bongiorni non sarebbe attribuibile esclusivamente a un colpo isolato, ma a una serie di percosse che avrebbero proseguito l’azione violenta anche quando l’uomo era già a terra.
In questo contesto assumono un peso particolare le dichiarazioni di chi era presente. La compagna della vittima avrebbe descritto una scena drammatica, riferendo che il gruppo avrebbe smesso di colpire solo quando si sarebbe reso conto che l’uomo non respirava più.

Sequestri, accertamenti e verifica sui dispositivi
Per consolidare il quadro probatorio, le forze dell’ordine hanno proceduto al sequestro dei vestiti indossati dagli indagati e dei telefoni cellulari. Si tratta di attività considerate standard in indagini di questo tipo, utili a individuare eventuali tracce e a ricostruire comunicazioni prima e dopo l’episodio.
L’analisi dei dispositivi mira a verificare la presenza di chat, video o messaggi che possano fornire elementi sulla preparazione dell’incontro, sulle intenzioni o su eventuali commenti successivi all’aggressione. Gli accertamenti digitali, in particolare, possono aiutare a fissare tempi e contatti tra le persone coinvolte.
Parallelamente, proseguono le verifiche su testimonianze e riscontri tecnici. Il lavoro degli inquirenti punta a chiarire in modo lineare il livello di partecipazione di ciascuno, distinguendo tra chi avrebbe colpito, chi avrebbe contribuito allo scontro e chi avrebbe eventualmente impedito o meno che l’azione si interrompesse.
La presa di distanza della società sportiva e la fiaccolata
La Pugilistica Massese, società nella quale il 17enne aveva militato fino all’anno precedente, ha comunicato la propria presa di distanza dall’accaduto. La società ha ribadito l’incompatibilità tra i valori dello sport e la violenza esercitata in strada.
È stata inoltre annunciata la partecipazione a una fiaccolata in memoria di Giacomo, iniziativa che si inserisce nel clima di lutto e di richiesta di chiarezza che attraversa la città. La comunità locale attende ora gli esiti delle verifiche, in particolare su filmati e accertamenti medico-legali.