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“Perché l’ho fatto”. Giacomo Bongiorni, il 17enne in carcere rompe il silenzio

La versione del 17enne: “Perché l’ho fatto” e la presunta testata

Secondo quanto riferito dall’indagato nell’interrogatorio di garanzia, l’aggressione non sarebbe stata avviata da lui. Il giovane sostiene di aver ricevuto una testata da Giacomo Bongiorni e di aver reagito soltanto dopo quel colpo.

Nella sua versione, il pugno fatale sarebbe stato sferrato in un contesto di difesa immediata, come reazione istintiva a un attacco subito. La linea difensiva punta a escludere che vi fosse, fin dall’inizio, l’intenzione di uccidere.

Testimoni in piazza Palma: due dichiarazioni a supporto della difesa

A sostegno della ricostruzione presentata dal diciassettenne, la difesa richiama le dichiarazioni di due testimoni oculari presenti in piazza Palma quella sera. L’avvocato Forcina indica tali testimonianze come rilevanti per verificare l’eventuale provocazione iniziale.

Il primo testimone sarebbe un altro minorenne, amico del gruppo dei ragazzi indagati: non avrebbe partecipato direttamente alla rissa, ma avrebbe assistito alla scena da vicino. La seconda testimone, secondo quanto riferito, è una ragazza seduta a un tavolino di un locale della piazza, ritenuta una testimone super partes perché senza legami con i cinque giovani coinvolti.

Video sorveglianza e “vuoto documentale”: le immagini non coprono tutta la rissa

Le verifiche investigative si confrontano anche con un limite tecnico legato alle riprese delle telecamere. In piazza Palma sono presenti sistemi di videosorveglianza, ma al momento non risulta un filmato in grado di documentare l’intero svolgimento dello scontro.

L’avvocato Enzo Frediani, difensore di un altro indagato, il diciannovenne Eduard Alin Carutasu, ha spiegato che esiste un “vuoto documentale” nel punto centrale della rissa. Una “zona d’ombra”, dovuta anche a un albero che limita la visuale di una telecamera, non consentirebbe di vedere chiaramente il passaggio in cui sarebbe avvenuta la presunta testata. Le immagini disponibili, secondo quanto riferito, mostrano in modo più preciso soltanto l’inizio e la fase conclusiva dello scontro.

Le ricostruzioni della parte offesa: dichiarazioni di fidanzata e fratello ferito

Parallelamente, gli inquirenti stanno valutando anche i racconti delle persone vicine a Giacomo Bongiorni. In particolare, sono agli atti le dichiarazioni della fidanzata della vittima e quelle del fratello, Gabriele Tognocchi, rimasto ferito nel corso degli eventi.

Il quadro complessivo viene ricostruito attraverso l’incrocio di versioni e riscontri. Da un lato, la difesa chiede di inquadrare l’episodio in termini di legittima difesa o comunque di reazione a una provocazione; dall’altro, l’accusa mantiene l’impostazione della volontarietà dell’omicidio, anche alla luce della dinamica del gruppo e della preparazione atletica del diciassettenne. Il trasferimento nel carcere minorile di Firenze apre ora una fase cautelare destinata alla cristallizzazione degli elementi di prova in vista dei prossimi passaggi dell’indagine.

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