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“Perché l’ho fatto”. Ylenia accoltellata a morte, la confessione del fratello

La ricostruzione familiare e i primi sospetti

Jlenia Musella viveva con il fratello nel rione Conocal. Fin dalle prime verifiche, l’attenzione degli investigatori si sarebbe concentrata su di lui. Il quadro familiare, secondo quanto emerso, appare complesso: madre e patrigno risulterebbero detenuti, elemento che gli inquirenti stanno valutando all’interno di una ricostruzione più ampia della situazione personale e relazionale dei due giovani.

La dinamica esatta dell’accaduto è oggetto di approfondimento: gli investigatori puntano a definire con precisione cosa sia avvenuto nei minuti precedenti il ferimento, chi fosse presente e quali circostanze abbiano contribuito alla degenerazione della lite.

Immagine collegata alle indagini sull'omicidio di Jlenia Musella

La confessione del fratello e il carcere

Nella notte tra martedì e mercoledì, Giuseppe, 28 anni, si è presentato spontaneamente negli uffici di polizia. «Sono stato io», avrebbe detto agli agenti. Subito dopo, l’uomo è stato condotto nel carcere di Secondigliano.

Secondo quanto riportato da Repubblica, il giovane avrebbe fornito una prima spiegazione: “Avevamo litigato, ho lanciato il coltello verso di lei ma non pensavo di colpirla davvero“. La dichiarazione, ora agli atti, dovrà essere verificata e inquadrata nel contesto complessivo degli accertamenti, anche per comprendere in modo puntuale come si sia sviluppata la colluttazione.

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L’inchiesta della Procura e gli accertamenti in corso

La Polizia di Stato ha notificato un provvedimento di fermo disposto dalla Procura di Napoli, con l’ipotesi di reato di omicidio volontario. Il fascicolo è coordinato dal pubblico ministero Ciro Capasso, che sta seguendo le attività investigative insieme agli uomini della Squadra Mobile.

In queste ore vengono ascoltati amici, conoscenti e persone vicine alla vittima, per ricostruire il contesto e verificare eventuali precedenti tensioni o situazioni significative. Parallelamente proseguono i riscontri tecnici e la raccolta di eventuali immagini o elementi utili a ricostruire con esattezza la sequenza dei fatti.

La salma della 22enne è stata posta sotto sequestro su disposizione dell’autorità giudiziaria. L’autopsia dovrà chiarire in modo definitivo le cause del decesso e fornire ulteriori elementi utili alle indagini, mentre resta centrale l’obiettivo di comprendere cosa abbia portato alla lite e, in pochi istanti, alla morte di una giovane donna.

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