
Alle 7:30 di sabato 28 marzo 2026, la permanenza in un hotel nell’area della Stazione Termini si è trasformata in un controllo di polizia per Ilaria Salis, eurodeputata di Alleanza Verdi e Sinistra. Salis si trovava nella Capitale per la manifestazione internazionale “No Kings”, evento annunciato come mobilitazione contro la presunta deriva autoritaria negli Stati Uniti e in relazione al conflitto in Iran.
L’operazione, definita dalla Questura come un «atto dovuto», è scattata a seguito di una segnalazione proveniente da un circuito di sorveglianza europeo, attivato su input della Germania. La vicenda ha subito acceso il dibattito politico e mediatico, pur trattandosi di una procedura standard nell’area Schengen.

Procedura e funzionamento dell’alert Schengen
Secondo le autorità, il controllo è scaturito da un alert generato dal Sistema d’informazione Schengen (SIS), collegato alla registrazione di Salis tramite il portale “Alloggiati”. Durante il controllo, durato circa un’ora, gli agenti hanno verificato la presenza di oggetti potenzialmente pericolosi e acquisito informazioni sulla manifestazione, senza però rilasciare verbali.
Una volta confermata l’immunità parlamentare di Salis, l’intervento è stato interrotto, ma la situazione si è complicata per la presenza di Ivan Bonnin, assistente parlamentare accreditato presso il Parlamento Europeo.

Chi è Ivan Bonnin e perché il caso si complica
Ivan Bonnin è un attivista con una condanna risalente al 2015 per interruzione di pubblico servizio aggravata e violenza privata, legata a scontri all’Università di Bologna. La sua presenza con Salis ha sollevato dubbi sulle regole del Parlamento Europeo, soprattutto in caso di rapporti personali stabili tra deputato e assistente.
Il deputato Giovanni Donzelli ha annunciato un’interrogazione parlamentare, puntando a chiarire eventuali conflitti di interesse e compatibilità amministrativa.
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