
Le tensioni legate alla sicurezza delle rotte del greggio riportano lo Stretto di Hormuz al centro dell’attenzione internazionale. In un contesto segnato da instabilità e rischio di interruzioni, emerge una proposta che punta a ridurre l’esposizione ai colli di bottiglia marittimi: la Turchia sostiene la creazione di un corridoio terrestre per i flussi di petrolio dal sud dell’Iraq verso il Mediterraneo, con possibili ricadute sui rifornimenti diretti in Europa.

Nuovo oleodotto Bassora-Ceyhan: la proposta per un corridoio alternativo
L’ipotesi è stata rilanciata da Fatih Birol, direttore esecutivo dell’Agenzia internazionale dell’energia, in un’intervista al quotidiano turco Hürriyet. Secondo Birol, l’assetto attuale basato sul transito attraverso Hormuz presenta elementi di fragilità e richiede, nel breve e medio periodo, soluzioni alternative in grado di garantire continuità di esportazione.
Il progetto indicato prevede un nuovo oleodotto tra i giacimenti dell’area di Bassora, nel sud dell’Iraq, e il terminal turco di Ceyhan sul Mediterraneo. L’obiettivo operativo sarebbe quello di trasferire una quota di flussi su infrastrutture terrestri, riducendo la dipendenza dalle rotte marittime più esposte a escalation e blocchi.
Birol ha indicato il potenziale interesse strategico per tre soggetti: Iraq, Turchia ed Europa. Il dossier, tuttavia, resta legato in modo decisivo alla copertura economica dell’opera e alle modalità di finanziamento. Nelle valutazioni riportate, un ruolo potrebbe essere giocato anche dall’Unione europea, interessata a diversificare fonti e vie di approvvigionamento.

Stretto di Hormuz: perché l’instabilità incide sul mercato del petrolio
La proposta si inserisce in una fase in cui lo Stretto di Hormuz viene considerato un punto sensibile per il mercato globale del petrolio, anche alla luce delle dinamiche regionali e della presenza militare nell’area. La prospettiva di interruzioni del transito, anche solo temporanee, è valutata come un fattore di rischio per l’intera catena logistica del greggio.
Per l’Iraq il tema è particolarmente rilevante: una parte predominante delle esportazioni passa dal porto di Bassora e dal corridoio marittimo che include Hormuz. Nell’area sono concentrate circa 90 miliardi di barili di riserve certificate, che incidono in modo decisivo sulle entrate e sul profilo energetico del Paese, considerando che rappresentano circa il 90% delle esportazioni petrolifere.
In caso di limitazioni prolungate sullo stretto, le alternative via mare resterebbero circoscritte e, in alcuni tratti, a loro volta vulnerabili. In questo quadro torna quindi centrale la possibilità di potenziare i collegamenti terrestri e i terminali mediterranei.
Scopriamo tutti i dettagli nella pagina successiva