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Vigilante morto sul cantiere a Cortina, svolta: cosa è successo davvero a Pietro Zantonini

Le conclusioni preliminari dell’autopsia su Pietro Zantonini

L’esame autoptico sul corpo del vigilante è stato eseguito per incarico dell’autorità giudiziaria dal medico legale Andrea Porzionato, docente presso l’Università di Padova e consulente per la Procura di Belluno. Si tratta di un passaggio fondamentale nell’inchiesta, finalizzato a chiarire, per quanto possibile, la dinamica clinica che ha condotto al decesso nella notte tra l’8 e il 9 gennaio.

A tutela dell’indagato, individuato nel titolare della ditta per cui lavorava Zantonini, ha preso parte agli accertamenti anche l’anatomopatologo Maurizio Rocco, professionista con studio a Udine, nominato dalla difesa. La presenza di più consulenti ha permesso di avviare un confronto tecnico, volto a delineare un quadro condiviso sulle cause della morte del lavoratore.

Secondo quanto emerso dall’esame autoptico, infatti, l’origine della morte di Pietro Zantonini non sarebbe riconducibile in modo diretto al gelo, ma a un «evento cardiaco acuto». Una definizione clinica che cambia in maniera rilevante l’impostazione iniziale delle indagini e che tende a ridimensionare il ruolo dell’ipotermia come causa principale del decesso.

L’ipotesi dell‘evento cardiaco acuto

In base alle informazioni trapelate in questa fase preliminare, l’autopsia avrebbe escluso un nesso causale diretto tra il decesso del vigilante e l’esposizione prolungata alle basse temperature registrate quella notte nel cantiere dello stadio del ghiaccio. Pur essendosi verificato durante il turno di servizio notturno, l’evento cardiaco risulterebbe, secondo le valutazioni finora effettuate, «difficilmente riconducibile» a un quadro di ipotermia conclamata.

Questo elemento, considerato dai tecnici come un passaggio chiave, sposta l’attenzione investigativa dagli agenti esterni climatici a una probabile causa naturale di tipo cardiocircolatorio. L’indirizzo provvisorio emerso dalle analisi anatomopatologiche orienta dunque verso l’ipotesi di un malore acuto e improvviso, che avrebbe colpito Zantonini mentre si trovava da solo a presidiare l’area di cantiere.

Il contesto del cantiere e le condizioni di lavoro a Cortina

Il decesso è avvenuto all’interno del cantiere dello Stadio del Ghiaccio di Cortina d’Ampezzo, struttura al centro di importanti interventi di adeguamento in vista dei prossimi appuntamenti sportivi internazionali. Il sito, operativo anche nelle ore notturne per rispettare i tempi di consegna, richiede la presenza di personale di sorveglianza incaricato di controllare accessi, materiali e aree sensibili.

La notte in cui Pietro Zantonini ha perso la vita, le temperature nella zona risultavano particolarmente basse, come spesso accade nel cuore dell’inverno sulle Dolomiti. Secondo quanto emerso, il vigilante stava svolgendo regolarmente il proprio turno, impegnato in attività di controllo e custodia del perimetro del cantiere di Cortina. È in questo contesto che si sarebbe verificato il malore fatale, poi ricondotto a un evento cardiaco acuto.

Il caso ha riportato al centro del dibattito pubblico il tema dell’organizzazione dei turni notturni in cantieri esposti alle intemperie, con particolare riferimento alla gestione del rischio legato al freddo, ai dispositivi di protezione individuale e alle pause previste per il personale. Sebbene l’autopsia, al momento, non colleghi in maniera diretta la morte all’ipotermia, le condizioni climatiche restano comunque un elemento di contesto importante per comprendere l’ambiente lavorativo nel quale l’uomo operava.

Il caso di Zantonini si inserisce, inoltre, in una più ampia riflessione sulle misure di sicurezza nei cantieri ad alta quota, specie quando si tratta di opere strategiche e legate a grandi eventi, dove i tempi serrati possono incidere sulla gestione dei turni e sulle modalità di impiego del personale addetto alla vigilanza.

Le indagini della Procura di Belluno e i prossimi passi

Nonostante il quadro medico-legale tenda a privilegiare l’ipotesi di un decesso per cause naturali, l’inchiesta coordinata dalla Procura di Belluno resta in pieno corso. Gli inquirenti stanno raccogliendo documentazione, testimonianze e dati tecnici utili a ricostruire con precisione le ultime ore di servizio di Pietro Zantonini e a verificare il rispetto delle disposizioni in materia di sicurezza sul lavoro.

Tra gli aspetti al vaglio vi sono, in particolare, l’organizzazione del turno svolto dal vigilante, la durata dell’esposizione alle basse temperature, la presenza e l’adeguatezza dei dispositivi di protezione dal freddo, nonché le procedure adottate in caso di emergenza sanitaria. Saranno inoltre analizzati i protocolli interni della ditta incaricata del servizio di vigilanza per accertare la conformità alle norme vigenti.

Parallelamente, gli inquirenti attendono gli esiti definitivi delle analisi di laboratorio e di eventuali ulteriori accertamenti su campioni biologici, necessari a confermare in modo completo la natura dell’evento cardiaco indicato dall’autopsia. Solo al termine di queste verifiche sarà possibile stabilire con maggiore precisione se fattori ambientali, come il freddo intenso, possano avere avuto un ruolo, anche solo indiretto, nel determinare il malore.

Al momento, l’orientamento prevalente resta quello di una morte dovuta a causa naturale, collegata a un’improvvisa compromissione delle funzioni cardiache. Tuttavia, la Procura non esclude la possibilità di approfondire ulteriormente ogni elemento potenzialmente rilevante, al fine di ricostruire in modo completo e documentato la sequenza degli eventi che hanno portato al decesso.

Il ruolo del freddo: fattore escluso o possibile concausa?

Uno dei punti centrali dell’indagine riguarda l’effettivo ruolo del freddo nella vicenda. Le prime valutazioni medico-legali indicano che la morte di Pietro Zantonini non sarebbe stata provocata direttamente dall’ipotermia. L’esposizione alle basse temperature, pur presente e documentata, viene al momento considerata «difficilmente riconducibile» alla genesi dell’evento cardiaco che ha causato il decesso.

Ciò non esclude, tuttavia, la possibilità che gli investigatori approfondiscano, anche attraverso ulteriori perizie, se il freddo possa aver rappresentato un elemento di stress fisico aggiuntivo in un contesto già gravoso, contribuendo in qualche misura a favorire il manifestarsi del malore. Questa valutazione richiederà un’analisi puntuale delle condizioni cliniche pregresse del lavoratore e del quadro complessivo in cui si è verificata la tragedia.

Al momento, gli inquirenti mantengono aperta la possibilità di disporre nuovi accertamenti, sia di tipo medico-legale sia di natura tecnica, per chiarire ogni aspetto relativo alla sicurezza termica garantita ai lavoratori impegnati nei turni notturni all’aperto. Resta quindi da definire se il freddo sia stato un semplice elemento di contesto o se possa essere considerato, anche solo in parte, una possibile concausa indiretta del malore fatale.

In attesa di conclusioni definitive, la linea emersa finora dagli accertamenti è quella di una morte improvvisa da evento cardiaco acuto, verificatasi durante l’espletamento di un turno di lavoro in un cantiere caratterizzato da temperature rigide, ma non direttamente attribuibile, allo stato attuale delle indagini, a un quadro di ipotermia.

Una vicenda che riaccende l’attenzione sulla sicurezza nei cantieri

Il caso di Pietro Zantonini ha riportato al centro dell’attenzione pubblica la questione della sicurezza nei cantieri invernali, in particolare per quanto riguarda il personale impegnato in attività di vigilanza e sorveglianza, spesso svolte in condizioni climatiche impegnative e in orari notturni. La tragedia di Cortina richiama la necessità di verificare che le misure previste dalla normativa vengano attuate in modo rigoroso e costante.

La vicenda mette in luce anche l’importanza di una valutazione accurata dei rischi specifici legati al freddo, alla solitudine durante il turno, alla distanza da presidi medici o sanitari e alla rapidità di intervento in caso di malore. In casi come questo, la disponibilità di adeguati sistemi di comunicazione e la presenza di procedure d’emergenza chiare possono rappresentare elementi cruciali nella gestione di situazioni improvvise.

In attesa che le indagini forniscano un quadro definitivo sulle responsabilità e sulle cause esatte della morte, la vicenda di Cortina viene osservata con attenzione anche da chi si occupa di tutela dei lavoratori, come sindacati e associazioni di categoria, interessati a comprendere se dalle verifiche emergeranno indicazioni utili per rafforzare ulteriormente le pratiche di prevenzione nei cantieri in condizioni estreme.

L’esito finale dell’inchiesta della Procura di Belluno e delle consulenze medico-legali sarà determinante per chiarire ogni aspetto tecnico e giuridico della tragedia, ma sin d’ora il caso di Pietro Zantonini rappresenta un richiamo alla massima attenzione sul tema della sicurezza nei luoghi di lavoro, con particolare riferimento ai contesti caratterizzati da climi rigidi e attività svolte all’aperto durante la stagione invernale.

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