Parlamentare europeo e deputato, Cervetti viene ricordato dagli storici soprattutto per un ruolo di rottura, quasi iconoclasta per certi versi. Fu infatti uno degli uomini chiave che contribuirono a recidere i legami economici tra il Pci e l’Unione Sovietica. Questa operazione, condotta con determinazione e discrezione, fu essenziale per accompagnare la svolta autonomista del partito comunista italiano, permettendogli di acquisire una fisionomia sempre più indipendente e vicina alle democrazie occidentali. Senza il suo intervento tecnico e politico, il distacco da Mosca sarebbe stato certamente più lento e traumatico.
Dopo lo scioglimento del Pci, la sua passione civile non si è mai esaurita. Ha continuato con vigore l’attività pubblicistica e memorialistica, offrendo ai posteri il racconto prezioso di chi ha vissuto dall’interno la storia del comunismo italiano. Attraverso i suoi scritti, ha analizzato i grandi protagonisti che sono stati suoi compagni di strada, da Berlinguer a Giorgio Napolitano, ricostruendo con lucidità i complessi rapporti con Mosca. Con la sua morte, si chiude un volume fondamentale della memoria collettiva del Novecento italiano.