Milano si è fermata per rendere omaggio a una delle figure più amate della storia del calcio italiano. Fin dalle prime ore della mattina di martedì 4 agosto, migliaia di persone hanno raggiunto la basilica di Sant’Ambrogio per dare l’ultimo saluto a Franco Baresi, scomparso il 31 luglio all’età di 66 anni. Un lungo pellegrinaggio di tifosi, ex compagni di squadra, dirigenti e personalità del mondo dello sport ha trasformato il centro della città in un luogo di raccoglimento e profonda commozione.
Davanti alla basilica spiccavano soprattutto i colori rossoneri e il bianco, richiamo alla storica seconda maglia del Milan con cui il leggendario difensore e capitano ha conquistato alcuni dei più grandi successi della sua carriera negli anni della presidenza di Silvio Berlusconi. A dominare la scena anche un grande striscione esposto dalla Curva Sud sul palazzo di fronte alla chiesa: “Leggenda immortale, inimitabile bandiera che non smetterà mai di sventolare. Ciao Capitano”. Un messaggio che ha sintetizzato il sentimento di un popolo intero nei confronti di uno dei simboli più rappresentativi della storia del club.
Fischiati al funerale di Franco Baresi

Nel corso della mattinata sono arrivati numerosi protagonisti del calcio italiano. Tra gli ex rossoneri hanno fatto il loro ingresso Mauro Tassotti, Alberico Evani, Filippo Galli, Nevio Scala, Angelo Colombo, Marco Simone e Riccardo Montolivo, insieme al nuovo amministratore delegato del Milan, Massimo Calvelli. L’arrivo più atteso è stato però quello di Paolo Maldini, accompagnato dalla moglie Adriana Fossa. L’ex capitano è stato accolto dall’affetto dei tifosi presenti, che gli hanno dedicato un lungo coro: “Un capitano, c’è solo un capitano”.

Profonda l’emozione anche nelle parole di chi ha condiviso con Baresi alcuni dei momenti più importanti della storia del Milan. “Sono giorni difficili, da quando abbiamo appreso la notizia” della morte di Franco Baresi, ha dichiarato Giovanni Galli all’ingresso della basilica. L’ex portiere ha poi ricordato una delle immagini più significative della loro esperienza insieme: “Ricordo Franco la sera della finale a Barcellona nel 1989. Non c’erano cerimoniali o fuochi d’artificio. Ero dietro di lui, l’ho sollevato e nel suo viso ho visto una persona felice, che dopo tante sofferenze per il suo Milan lo aveva riportato dove doveva stare. Provava l’orgoglio di aver restituito ai tifosi quello che gli avevano sempre manifestato”.
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