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“Profondamente malata”. Cacciari, altro sberlone alla sinistra. E su Meloni poi

Il nodo delle tasse progressive e delle coperture

Per Cacciari, la discussione sulle imposte non dovrebbe essere affrontata esclusivamente come uno scontro ideologico. Il punto, invece, sarebbe stabilire in modo trasparente come reperire le coperture per le politiche pubbliche. Ogni proposta su ospedali, istruzione, assistenza agli anziani, sostegno alla povertà e investimenti sociali, osserva il filosofo, richiede risorse permanenti e non soltanto stanziamenti temporanei.

Il sistema tributario italiano si basa formalmente sul criterio della capacità contributiva: chi dispone di un reddito maggiore dovrebbe contribuire in misura proporzionatamente più elevata. Tuttavia, il dibattito politico si concentra spesso sulla riduzione della pressione fiscale complessiva, sulle aliquote e sulle semplificazioni, mentre resta più complesso affrontare la distribuzione effettiva del carico fiscale tra lavoratori dipendenti, autonomi, imprese e possessori di grandi patrimoni.

La diffusione delle proposte di flat tax, soprattutto a partire dagli anni Novanta, viene indicata da Cacciari come uno dei segnali di un cambiamento culturale profondo. L’idea di un’imposta più uniforme viene presentata dai sostenitori come strumento di semplificazione e incentivo alla crescita, ma per i suoi critici rischia di attenuare il carattere redistributivo del sistema fiscale. È in questo confronto che, secondo il filosofo, la sinistra avrebbe perso una parte rilevante della propria funzione.

“La sinistra si è profondamente ammalata”

Il giudizio espresso da Cacciari sul campo progressista è netto: “La sinistra si è profondamente ammalata”. Con questa formula, il filosofo fa riferimento a una difficoltà politica che non sarebbe recente e che riguarderebbe la rinuncia ad affrontare temi impopolari o divisivi, a partire proprio dalla fiscalità.

Secondo questa impostazione, il timore di alienarsi una parte dell’elettorato avrebbe spinto le forze di sinistra a usare formule prudenti, senza definire fino in fondo un progetto redistributivo. Il risultato sarebbe una proposta percepita come poco distinguibile, in alcuni aspetti, da quella degli avversari: più servizi promessi, minori tasse auspicate e poche indicazioni dettagliate sulle coperture.

La situazione appare ancora più delicata alla luce dei vincoli posti dal debito e dal quadro europeo. La sostenibilità della finanza pubblica resta un elemento centrale per qualsiasi governo, indipendentemente dal colore politico. Gli accertamenti sui conti pubblici, le regole di bilancio e il costo degli interessi limitano infatti gli spazi per un’espansione della spesa finanziata in modo stabile dall’indebitamento.

Patrimoniale, una parola che resta divisiva

Interpellato sull’ipotesi di una patrimoniale, Cacciari non la presenta come l’unica risposta possibile, ma non intende nemmeno escluderla. La priorità, per l’ex sindaco, sarebbe costruire un sistema nel quale i soggetti con disponibilità economiche più elevate contribuiscano maggiormente al finanziamento della collettività.

In Italia il termine patrimoniale continua a dividere il dibattito pubblico. Per una parte delle forze politiche, un’imposta sui grandi patrimoni potrebbe essere uno strumento utile a contrastare le disuguaglianze e finanziare misure sociali. Per altri, rischierebbe di colpire il risparmio, scoraggiare gli investimenti o produrre effetti negativi sulla competitività. Le posizioni restano distanti anche all’interno dell’area progressista.

La vicenda viene spesso ricondotta a un piano comunicativo: la patrimoniale è una delle espressioni più utilizzate nello scontro tra destra e sinistra e viene frequentemente associata al rischio di nuovi oneri per famiglie e imprese. Cacciari sposta però il ragionamento su un terreno diverso, chiedendo quale alternativa concreta possa essere proposta se si ritiene necessario rafforzare il welfare senza aggravare ulteriormente il debito.

Una revisione della progressività potrebbe assumere forme diverse: interventi sulle aliquote, contrasto all’evasione, revisione delle agevolazioni, maggiore tassazione di specifiche rendite o misure rivolte ai patrimoni più consistenti. Si tratta di ipotesi differenti, con conseguenze economiche e politiche da valutare nel dettaglio. Il punto sollevato dal filosofo è che il confronto non possa essere eluso limitandosi a rifiutare ogni prelievo aggiuntivo.

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