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“Putin ha paura…”. Trema il Cremlino, cosa sta succedendo

Un improvviso cambio di strategia nella sicurezza del Cremlino alimenta interrogativi e retroscena che intrecciano tecnologia, intelligence e timori per la protezione del presidente russo. Al centro della vicenda ci sono indiscrezioni rilanciate dalla stampa internazionale e una decisione che, secondo quanto emerso, sarebbe stata adottata d’urgenza dopo gli sviluppi che hanno coinvolto la leadership iraniana.

Putin ha paura di essere ucciso: telecamere spente per motivi di sicurezza

Secondo quanto riporta Il Messaggero, citando una rivelazione del quotidiano britannico Financial Times, una parte del sistema di videosorveglianza destinato alla protezione di Vladimir Putin sarebbe stata temporaneamente disattivata dai servizi di sicurezza russi. L’obiettivo, stando alle fonti citate, sarebbe stato quello di verificare eventuali vulnerabilità informatiche che avrebbero potuto esporre i movimenti del leader del Cremlino.

Il circuito di telecamere sarebbe rimasto inattivo per diverse ore, mentre una squadra specializzata di tecnici e ingegneri informatici avrebbe lavorato per isolare il sistema da possibili connessioni esterne. Una misura straordinaria che riflette il crescente peso della guerra cibernetica negli equilibri geopolitici contemporanei.

Putin ha paura di essere ucciso: il timore dopo il caso Khamenei

L’allarme sarebbe scattato dopo le notizie relative all’eliminazione della Guida Suprema iraniana Ali Khamenei, evento che avrebbe provocato forte preoccupazione negli apparati di sicurezza di Mosca. Come riporta Il Messaggero, il timore diffuso tra gli uomini del Cremlino è che sistemi di sorveglianza pensati per proteggere possano trasformarsi in strumenti utilizzabili da intelligence straniere per monitorare e localizzare figure di alto profilo.

Secondo la ricostruzione riportata dal quotidiano, le capacità tecnologiche attribuite all’intelligence israeliana avrebbero mostrato come l’analisi di grandi quantità di dati provenienti da telecamere e infrastrutture digitali possa consentire di ricostruire movimenti, abitudini e spostamenti di personalità strategiche. Un rischio che avrebbe spinto le autorità russe a rafforzare ulteriormente i protocolli di protezione attorno a Putin.

A rendere ancora più significativo il quadro è il silenzio ufficiale mantenuto dal portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, che non ha rilasciato commenti sulla vicenda. Tuttavia, sempre secondo quanto riferito da Il Messaggero, nelle settimane precedenti il direttore dell’FSB, Alexander Bortnikov, aveva riconosciuto come l’enorme rete di sorveglianza interna della Russia possa rappresentare anche una potenziale vulnerabilità, soprattutto in un contesto caratterizzato da attacchi informatici sempre più sofisticati.

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