Alleanze e contenziosi e questioni legali aperte
Il capitolo delle alleanze appare meno definito. Dopo le critiche iniziali di Casapound, viene descritta la possibilità di una convergenza sul tema remigratorio con Casapound e Rete dei patrioti.
Non tutte le reazioni sono favorevoli: Francesco Giubilei ha definito Vannacci “traditore” e ha annunciato una diffida, sostenendo che il simbolo di Futuro nazionale sarebbe troppo simile a quello di Nazione Futura.
Esiste inoltre una contestazione sul nome: Futuro nazionale risulta essere un marchio registrato nel 2011 dall’ex M5S Riccardo Mercante. La questione, secondo quanto riportato, sarebbe destinata a finire in tribunale.

Scenario europeo, sondaggi e quadro geopolitico
La collocazione europea è un altro passaggio rilevante. Dopo l’espulsione dai Patrioti, le opzioni indicate sono due: rimanere tra i non iscritti oppure cercare una nuova sistemazione nell’area dell’ultradestra tedesca dell’Afd, all’interno del gruppo “Europa delle nazioni sovrane”. I rapporti vengono descritti come già cordiali e, in questo quadro, Vannacci ha ironizzato dicendo che non parlerà con “The Left” e che gli piacerebbe sedere accanto a Ilaria Salis e Mimmo Lucano.
Al di là della battuta, la scelta della collocazione a Bruxelles può incidere su credibilità, alleanze e possibilità di incidere sui dossier. La fase di transizione, in cui un eurodeputato o un gruppo di eurodeputati devono definire appartenenza e coordinamento, ha ricadute concrete: accesso a risorse, partecipazione a commissioni, visibilità politica e capacità di fare rete con interlocutori internazionali.
Leggi anche: Terremoto nella politica italiana: “Sta per dimettersi”. Se ne va il pezzo grosso
Sondaggi e reazioni: cosa dicono i numeri
Sul fronte interno, la nascita di Futuro nazionale ha innescato reazioni differenti. Matteo Salvini ha ridimensionato la portata del progetto sostenendo che Vannacci, da solo, vale “80 mila voti” e che il risultato alle europee sarebbe stato legato alla forza della Lega. In senso opposto, Matteo Renzi ha indicato il nuovo soggetto come una difficoltà potenziale per Giorgia Meloni e, al tempo stesso, come un possibile vantaggio per l’opposizione qualora riuscisse a trovare un assetto unitario.
Da Fratelli d’Italia, secondo la ricostruzione, viene mostrata prudenza: l’argomento centrale è che le elezioni sarebbero lontane e che i “like non sono voti”. In parallelo, alcune valutazioni tecniche offrono una fotografia più articolata: Livio Gigliuto (Istituto Piepoli) stimerebbe il partito sotto il 2 per cento nella fase attuale, sottolineando che “senza struttura territoriale non si cresce”; Antonio Noto lo collocherebbe invece in una forchetta tra il 2,5 e il 4,5 per cento.
Questi dati alimentano discussioni ulteriori, tra cui l’ipotesi di una soglia di sbarramento al 4 per cento e le ricadute che tale scenario potrebbe avere su altre formazioni politiche, compresa Azione di Carlo Calenda. Nello stesso dibattito viene anche citata l’idea di una candidatura di Vannacci alle comunali di Roma o Milano come possibile test del peso elettorale in una competizione ad alta visibilità.