
Referendum Giustizia, autonomia e rischi per la democrazia
È su questo punto che il leader di Sinistra Italiana alza il livello dell’allarme, evocando scenari che vanno oltre il dettato formale della riforma.
“Non c’è scritto neanche nei Paesi dove la giustizia è di fatto sottoposta al potere. Non c’è scritta neanche in Ungheria che i giudici sono sottoposti, neanche in Iran ce l’ha scritta nessuna parte, guarda. Il punto è che se tu demolisci l’unico organismo costituzionale che presiede concretamente alla garanzia di questa autonomia al CSM, eh, il risultato è quello là”.
Il riferimento è alle modifiche che riguarderebbero il Consiglio Superiore della Magistratura, tra sorteggio e frammentazione. Secondo Fratoianni, è proprio lì che si anniderebbe il rischio più concreto: “Sono certo che nei decreti attuativi si potrebbe fare persino di peggio, ma il problema è già nell’impianto”.
Nel frattempo, il clima politico si è fatto sempre più aspro. I toni si sono alzati, le accuse reciproche si moltiplicano e il confronto si è trasformato in uno scontro frontale.
“Significa che sono nervosi. Sentono crescere l’onda del No e quando succede sfuggono anche le parole. E quelle parole raccontano un fastidio profondo verso chi esercita il controllo sul potere. La verità è che che loro hanno un odio nei confronti di chi esercita autonomamente il potere del controllo. Un odio vero. Questo è il punto”.
Non sorprende, quindi, che lo stesso Fratoianni riconosca apertamente la natura politica del referendum: “Lo è sempre stato. Riguarda la Costituzione e la qualità della democrazia”.
E mentre il Paese si prepara al voto, la posta in gioco viene descritta senza mezzi termini: “Se vince il Sì, avremo una democrazia più fragile. Se vince il No, la Costituzione resta solida, e questo influenza anche il clima politico in vista delle elezioni future. Chi vince il No prende slancio, chi perde perde terreno. Come è noto la vittoria aiuta a vincere e la sconfitta aiuta a perdere”.