
Referendum, Meloni: ecco quando si vota. Nel cuore dell’inizio dell’anno politico, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha incontrato la stampa parlamentare con un fitto scambio di domande che abbracciano scenari internazionali e nodi di politica interna. Al centro delle attenzioni non solo crisi globali come la guerra in Ucraina o le tensioni in Medio Oriente, ma anche un nodo che potrebbe segnare la scena istituzionale italiana nei prossimi mesi: il referendum sulla riforma della giustizia. Durante l’incontro, infatti, è emersa con chiarezza la possibile scaletta temporale di una consultazione popolare destinata ad animare il dibattito pubblico.

Il ruolo della conferenza stampa di Meloni nel dibattito politico
La conferenza stampa tenuta oggi, 9 gennaio 2026 alle ore 11 presso l’Aula dei Gruppi Parlamentari della Camera dei Deputati, si è configurata come uno dei primi appuntamenti pubblici di rilievo dell’anno. Organizzato dal Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti in collaborazione con l’Associazione della Stampa Parlamentare, l’incontro è servito a tracciare un quadro delle priorità dell’esecutivo per il 2026.
Rispondendo a circa 40 domande in sessanta minuti, la premier ha toccato molti dossier caldi: dalla questione dei cittadini italiani detenuti all’estero, alle relazioni diplomatiche con Paesi come il Venezuela, fino alle tensioni internazionali in Ucraina e Iran.
In questo contesto ampio, la questione del referendum si inserisce come elemento chiave di politica interna, con ripercussioni sui rapporti tra maggioranza e opposizione e sul calendario istituzionale del Paese.

La questione del referendum nella cornice politica interna
Il referendum sulla riforma della giustizia, che include misure come la separazione delle carriere tra magistrati e pubblici ministeri, è da tempo oggetto di dibattito politico e mobilitazioni civiche. Secondo fonti di governo, l’intenzione è di fissare la data della consultazione entro la primavera, seguendo l’impulso normativo che impone di deliberare entro metà gennaio.
La materia è tecnicamente complessa: la legge richiede che il referendum sia indetto entro 60 giorni dalla comunicazione dell’ordinanza della Corte di cassazione che ha ammesso la richiesta referendaria, e che si svolga in una domenica compresa tra il cinquantesimo e il settantesimo giorno successivo all’emanazione dell’atto.
Sul fronte sociale e politico, il tema ha già generato mobilitazioni. Un comitato di cittadini sta raccogliendo firme per un’altra consultazione costituzionale sulla stessa riforma, annunciando che impugnerà qualsiasi decreto di fissazione del referendum prima della pronuncia della Cassazione sulla raccolta firme. Anche le opposizioni hanno accusato l’esecutivo di voler accelerare i tempi, sostenendo che sarebbe più corretto attendere la fine del periodo di raccolta previsto dalla normativa.
In questo quadro, la conferenza stampa di Meloni ha offerto un primo punto di riferimento pubblico su quando potrebbe tenersi la consultazione.
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