
Il No ha prevalso nel referendum sulla giustizia, respingendo la riforma costituzionale che prevedeva la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, il doppio CSM con membri sorteggiati e l’istituzione di una Alta Corte disciplinare. La consultazione si è svolta in due giorni e si è chiusa con un’affluenza record, elemento che nel centrodestra aveva alimentato aspettative diverse sull’esito finale.
La riforma era sostenuta dal governo guidato da Giorgia Meloni, con il ministro della Giustizia Carlo Nordio tra i principali promotori. Con la bocciatura, il percorso si interrompe e la questione torna al centro del confronto politico.

Festa del fronte del No a Roma e contestazioni davanti a Montecitorio
Nella serata dei risultati, a piazza del Popolo a Roma i sostenitori del No hanno celebrato con fuochi d’artificio e fumogeni. Davanti a Montecitorio sono stati riportati cori di “Meloni dimissioni”. La segretaria del Partito Democratico Elly Schlein ha parlato della necessità di costruire un’alternativa politica.
Dall’altra parte, nel centrodestra si registra una valutazione critica della sconfitta, con particolare attenzione ai luoghi simbolici legati alla storia di Forza Italia.
Risultati ad Arcore: No al 50,25% e Sì al 49,75%
Uno dei dati più osservati riguarda Arcore, comune in provincia di Monza e Brianza legato alla figura di Silvio Berlusconi e alla presenza di Villa San Martino, sua residenza storica. Qui il voto si è chiuso con uno scarto minimo: il No ha ottenuto il 50,25%, mentre il Sì si è fermato al 49,75%, per una differenza complessiva di 47 voti.
L’affluenza ad Arcore è stata del 67,33%: hanno votato 9.305 persone su una platea di elettori che si avvicina ai 14.000. Il risultato, per la sua vicinanza numerica, è stato letto come particolarmente significativo in un territorio considerato storicamente vicino alle battaglie politiche del fondatore di Forza Italia.
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