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“Follia al seggio!”. Referendum, bloccato dalla Guardia di Finanza: cosa stava facendo

Le verifiche nei seggi

Le verifiche nei seggi, in queste consultazioni, sono particolarmente attente anche perché la diffusione degli smartphone ha reso più frequenti comportamenti non conformi. In presenza di segnali di irregolarità, presidenti di seggio e scrutatori possono attivare immediatamente le forze dell’ordine, a tutela della regolarità delle operazioni.

In generale, fotografare la scheda o riprendere la cabina può rappresentare una condotta rilevante sotto il profilo penale e amministrativo: la finalità della norma è impedire qualsiasi possibilità di dimostrare a terzi la scelta effettuata, preservando così la libertà dell’elettore e la correttezza del procedimento elettorale.

Un precedente recente è stato registrato anche a Catanzaro, dove due elettori sarebbero stati sorpresi mentre fotografavano la scheda all’interno del seggio. In quel caso la segnalazione sarebbe partita direttamente dai componenti del seggio, che avrebbero rilevato comportamenti considerati anomali durante la votazione.

Il presidente del seggio avrebbe quindi richiesto l’intervento dei Carabinieri, arrivati per gli accertamenti. Le verifiche, secondo quanto emerso, hanno portato alla denuncia dei due elettori e all’annullamento dei voti espressi, mentre le operazioni sono proseguite senza ulteriori sospensioni.

Cosa prevede la normativa: divieto di foto e video sulla scheda

La disciplina italiana in materia di consultazioni elettorali stabilisce con chiarezza che è vietato fotografare o filmare la scheda elettorale, in particolare all’interno della cabina. La regola è funzionale a garantire la segretezza del voto, principio che impedisce di associare in modo certo l’identità dell’elettore alla preferenza espressa.

Le conseguenze previste dalla legge per chi viola il divieto possono essere rilevanti. Fotografare la propria scheda votata può configurare un reato, con sanzioni che includono l’arresto da tre a sei mesi e una sanzione pecuniaria tra 300 e 1000 euro, a seconda delle valutazioni e degli accertamenti effettuati dalle autorità competenti.

Il divieto riguarda qualsiasi strumento idoneo a riprendere immagini o video: non solo smartphone, ma anche altri dispositivi elettronici. Proprio per questo, nei seggi vengono spesso richiamate le regole di comportamento e, se necessario, vengono attivate misure di vigilanza per impedire l’uso improprio di apparecchiature durante il voto.

Controlli nei seggi e gestione delle irregolarità

La presenza delle forze dell’ordine e la funzione di controllo svolta da presidenti di seggio e scrutatori rappresentano elementi essenziali per assicurare la trasparenza delle operazioni elettorali. Quando viene riscontrata una possibile violazione, le procedure prevedono segnalazione, identificazione e redazione di atti utili a ricostruire quanto accaduto.

Il fenomeno delle foto alle schede è considerato delicato perché potenzialmente idoneo a compromettere la riservatezza del voto. Anche quando non emergono ulteriori elementi collegati a pressioni o condizionamenti, ogni episodio viene trattato con attenzione per garantire uniformità nell’applicazione delle regole e tutela del procedimento.

Perché la segretezza del voto resta una priorità

Durante il referendum giustizia, come in ogni consultazione, l’obiettivo delle istituzioni è assicurare che la libertà dell’elettore sia effettiva e non verificabile da terzi. La segretezza del voto non è un principio formale: è una garanzia concreta che tutela l’autonomia della scelta e la credibilità dell’esito elettorale.

Il caso di Catania, ora oggetto di valutazione da parte della magistratura, e quello di Catanzaro, già sfociato in denunce e annullamento dei voti, confermano che l’attenzione resta alta. In questo contesto, il rispetto delle regole sull’uso dei dispositivi elettronici in cabina rappresenta un passaggio decisivo per il corretto svolgimento delle operazioni di voto.

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