La pista della cena del 23 dicembre
Tra le ipotesi investigative resta centrale quella della cena del 23 dicembre, quando a tavola erano presenti Antonella Di Ielsi, il marito Gianni e le figlie Sara e Alice.
Gli investigatori vogliono capire se il veleno sia stato introdotto proprio durante quel pasto e, soprattutto, perché le conseguenze mortali abbiano colpito soltanto madre e figlia.
Gianni Di Vita avrebbe accusato un malessere senza riportare conseguenze fatali, mentre Alice è sopravvissuta. Le analisi tossicologiche dovranno stabilire se tutti abbiano assunto la ricina oppure se le quantità ingerite siano state differenti.
L’appello della famiglia
Nel frattempo i familiari continuano ad attendere risposte.
Intervenendo a Morning News, la zia di Antonella Di Ielsi ha espresso tutto il dolore della famiglia con poche parole: «Aspettiamo la verità, e poi la giustizia».
La donna ha ricordato la nipote come una persona profondamente legata ai propri affetti e ha spiegato di non essere mai stata a conoscenza di un’eventuale intenzione di separarsi dal marito.
I prossimi sviluppi dell’inchiesta
Le analisi affidate agli esperti del Robert Koch Institut rappresentano uno dei passaggi più importanti dell’indagine.
L’esito degli esami sui campioni biologici e sugli alimenti sequestrati potrebbe consentire agli investigatori di ricostruire il percorso della ricina e verificare se esistano elementi di prova nei confronti delle tre persone attualmente sotto osservazione.
Per il momento la Procura mantiene il massimo riserbo: nessuno è ancora formalmente indagato, ma i risultati degli accertamenti potrebbero segnare una svolta nel mistero che avvolge il duplice omicidio di Pietracatella.