La leva degli Haredim al centro dello scontro politico
Il progressivo allontanamento dal Likud è legato soprattutto alla questione del servizio militare degli Haredim. I partiti religiosi chiedono da tempo di conservare le esenzioni per gli studenti delle yeshiva e delle scuole talmudiche, dedicate allo studio della Torah.
Il tema resta particolarmente sensibile in Israele, dove la leva obbligatoria coinvolge gran parte della popolazione ed è considerata un elemento centrale dell’organizzazione nazionale. La richiesta degli ultraortodossi si scontra con la necessità, sostenuta da altre forze politiche, di ampliare la partecipazione al servizio militare.
Il governo Netanyahu non è riuscito ad approvare una legge in grado di soddisfare le richieste degli alleati religiosi. La tensione è aumentata dopo le contestazioni della Corte Suprema israeliana al precedente sistema di esenzioni, aprendo un confronto che resta irrisolto sul piano politico e istituzionale.
Nel colloquio con Herzog, la formazione ha ribadito che qualsiasi sostegno dipenderà da una nuova regolamentazione della leva. Il deputato Yitzhak Pindrus ha difeso la linea tradizionale del partito: le esenzioni, secondo questa posizione, dovrebbero essere riconosciute a chi studia religione a tempo pieno.
Gadi Eisenkot può guadagnare terreno nelle consultazioni
La scelta degli ultraortodossi arriva dopo le elezioni del 27 ottobre, che hanno prodotto una Knesset senza maggioranza. Il blocco vicino a Netanyahu ha ottenuto 53 seggi, mentre le forze che sostengono Gadi Eisenkot ne hanno conquistati 48. Per formare un governo servono almeno 61 deputati su 120.
Secondo i dati emersi dalle consultazioni, Netanyahu può contare al momento su 46 parlamentari pronti a raccomandarlo per l’incarico. Eisenkot è invece arrivato a 56 grazie anche all’appoggio annunciato da Ra’am, il partito arabo guidato da Mansour Abbas.
Il vantaggio nelle raccomandazioni non garantisce automaticamente a Eisenkot la nascita di un esecutivo, ma può pesare nella decisione del capo dello Stato. Herzog non deve necessariamente incaricare il leader del partito più votato o del blocco più numeroso: può scegliere il parlamentare che ritiene maggiormente capace di riunire una maggioranza.
In questo scenario, Ebraismo Unito della Torah potrebbe diventare un interlocutore anche per Eisenkot. Un sostegno esterno degli ultraortodossi amplierebbe la sua base parlamentare, ma richiederebbe un compromesso sulla leva, uno dei temi più divisivi dell’intera campagna elettorale.
Partiti arabi e governo Israele: i numeri non bastano
Ra’am ha già scelto di raccomandare Eisenkot. Anche la Lista Comune, che dispone di 11 seggi, potrebbe rafforzare il suo schieramento: se entrambe le formazioni arabe convergessero sul leader di Yashar, le raccomandazioni potrebbero coprire complessivamente 67 seggi.
Questo dato, tuttavia, non coincide con una maggioranza di governo stabile. Alcuni potenziali alleati di Eisenkot hanno escluso di voler partecipare a un esecutivo dipendente politicamente dai partiti arabi. Tra questi c’è Yisrael Beiteinu di Avigdor Liberman, che ha confermato le proprie riserve su intese di questo tipo.
Resta quindi aperta la possibilità che Eisenkot riceva l’incarico senza riuscire poi a trasformare il sostegno ricevuto nelle consultazioni in un accordo di governo. Tra gli scenari sul tavolo c’è anche un esecutivo di minoranza, sostenuto dall’esterno, ma una soluzione simile richiederebbe negoziati complessi e garanzie politiche difficili da ottenere.
Consultazioni di Herzog, cosa accade dopo
Le consultazioni del presidente Herzog proseguono per verificare le possibilità concrete di formare il nuovo governo israeliano. Al termine degli incontri, il capo dello Stato affiderà l’incarico al parlamentare ritenuto più adatto a raggiungere un’intesa.
Il candidato designato avrà 28 giorni per presentare una maggioranza, con la possibilità di chiedere una proroga di ulteriori 14 giorni. La scelta degli ultraortodossi non equivale, per ora, a un sostegno a Eisenkot, ma certifica l’indebolimento di Netanyahu e della sua storica alleanza con i partiti religiosi. Il ruolo di Ebraismo Unito della Torah potrebbe dunque restare decisivo nella prossima fase delle trattative.
