Il confine tra critica e discriminazione
Secondo Claps, Sal Da Vinci accetta senza problemi anche una critica molto severa al suo lavoro artistico. Il problema nasce quando la discussione non riguarda più la musica ma diventa un attacco alla persona o alla sua provenienza culturale.
“Una cosa è la critica musicale, anche aspra; un’altra è l’insulto, la denigrazione personale o la discriminazione culturale”, ha spiegato il legale. In quest’ultimo caso, ha aggiunto, si tratta di un terreno completamente diverso che non può essere tollerato.
Il riferimento è a una serie di commenti circolati nei giorni successivi alla finale di Sanremo, in cui il dibattito sulla canzone si è trasformato, secondo il legale, in una polemica più ampia che riguarda l’identità culturale dell’artista e la tradizione musicale napoletana.
Le polemiche sulle parole di Cazzullo
Tra gli interventi che hanno fatto più discutere ci sono quelli del giornalista Aldo Cazzullo, che parlando del brano Per sempre sì lo ha definito la “colonna sonora di un matrimonio della camorra”. Un’espressione che ha provocato una forte reazione tra i sostenitori del cantante e tra molti utenti sui social.
Per l’avvocato Claps, frasi di questo tipo non rappresenterebbero più un semplice giudizio artistico ma rischierebbero di trasformarsi in uno stereotipo offensivo che colpisce Napoli e la cultura popolare meridionale. “Ho letto dichiarazioni che equiparano la canzone napoletana a qualcosa di dannoso, persino pestilenziale”, ha spiegato il legale, sottolineando che in questi casi si entra in un campo diverso da quello della critica musicale.
Proprio per questo motivo, ha aggiunto, il team legale del cantante sta osservando con attenzione l’evoluzione del dibattito pubblico e valuterà se esistano i presupposti per eventuali azioni in sede giudiziaria.
L’esposto in difesa del cantante
Nel frattempo la vicenda ha assunto anche un profilo formale. L’avvocato Angelo Pisani, fondatore del progetto antiviolenza 1523, ha presentato un esposto per difendere l’artista dopo alcune delle dichiarazioni circolate nei media e sui social.
Secondo Pisani, associare una canzone alla criminalità organizzata non rappresenta una critica musicale ma uno stereotipo che finisce per colpire Napoli e la cultura meridionale nel suo complesso. Per questo motivo il legale ha invitato anche l’Ordine dei giornalisti a valutare se alcune dichiarazioni rientrino o meno nei principi della deontologia professionale.
Intanto il dibattito attorno alla vittoria di Sal Da Vinci continua a dividere opinione pubblica, social e mondo dello spettacolo. E mentre le polemiche non sembrano destinate a spegnersi rapidamente, il messaggio che arriva dal legale del cantante è chiaro: la critica artistica è legittima, ma se dovesse trasformarsi in offesa o discriminazione, la questione potrebbe finire davanti a un giudice.