Piano B del governo per il bonus dei 35 seggi
Gli scenari davanti alla Consulta sono diversi. La Corte potrebbe limitarsi a indicare le criticità del sistema senza eliminare il premio, ipotesi che lascerebbe al governo maggiori margini di intervento. In alternativa, potrebbe intervenire per rimodulare il meccanismo, trasformando il bonus nazionale in una serie di premi assegnati su scala regionale.
L’ipotesi più incisiva sarebbe invece la soppressione del premio. In quel caso, al Senato si tornerebbe di fatto a un sistema proporzionale puro, con conseguenze dirette sull’assetto della riforma e sulla strategia della maggioranza.
Per prevenire questo scenario, i tecnici starebbero approfondendo un piano B. La linea allo studio punterebbe a conservare i 35 seggi aggiuntivi, assegnandoli però attraverso lo scorrimento delle liste proporzionali e un diverso utilizzo di quozienti e resti. In questo modo, il vantaggio della coalizione vincente sarebbe concentrato soprattutto nelle regioni dove quella coalizione è arrivata effettivamente prima.
La ricostruzione mira a ridurre l’effetto del bonus nei territori vinti dagli avversari, tentando di conciliare il premio nazionale con il criterio regionale indicato dalla Costituzione. È un equilibrio tecnico e politico tutt’altro che semplice, sul quale si concentrano ora le verifiche.

Tempi della Consulta e possibili correzioni della legge elettorale
Conta anche il calendario. Nell’esecutivo viene considerata possibile una pronuncia della Corte costituzionale entro febbraio, in tempo utile per intervenire sulla legge prima di una eventuale consultazione elettorale primaverile.
Una decisione particolarmente severa a ridosso del voto imporrebbe infatti una modifica rapida delle regole elettorali, con effetti che andrebbero oltre il piano tecnico. Per ora, la vicenda resta affidata alle valutazioni della Consulta e al lavoro preparatorio del governo: il destino del premio al Senato dipenderà dalla tenuta costituzionale del modello scelto.
