L’etichetta del “figlio di”
Non è la prima volta – e difficilmente sarà l’ultima – che un artista nato in una famiglia famosa venga accompagnato dall’etichetta di “raccomandato”. Nel caso di Tredici Pietro, il peso del cognome Morandi è inevitabile: un’eredità artistica importante, che può aprire porte ma anche generare sospetti e confronti continui.
Il punto, però, resta un altro: sul palco dell’Ariston non bastano i cognomi. Restano le canzoni, la presenza scenica, la capacità di reggere l’urto di milioni di telespettatori e di una platea spesso spietata.
Sanremo amplifica tutto: entusiasmo, errori, ironia e critiche. Per Tredici Pietro questo debutto segna un passaggio simbolico, forse il più delicato: dimostrare che oltre al nome c’è un percorso, una scrittura, un’identità artistica che prova a camminare con le proprie gambe.
E in fondo, tra urla dal balcone e commenti al vetriolo, è proprio questo il vero banco di prova.