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“Sappiamo che voi…”. Garlasco, cosa hanno detto i carabinieri a Marco Poggi

La ferita ancora aperta per la famiglia Poggi

Durante il confronto, uno dei carabinieri ha detto a Marco Poggi: “Noi le rinnoviamo le condoglianze, ma le vorremmo anche far presente che da parte della Procura di Pavia non c’è nessun accanimento nei confronti di nessuno. Noi capiamo che per voi familiari è un riaprire, una ferita che penso che non si possa mai chiudere, però da parte della Procura di Pavia, dei magistrati, nel momento in cui hanno il sentore che ci possa essere qualcosa che va approfondito e va chiuso definitivamente una volta per tutte, hanno l’obbligo quantomeno giuridico di farlo, ma credo che sia all’interesse di tutti”.

Il confronto tra Marco Poggi e gli investigatori

Nonostante l’apertura istituzionale espressa dagli investigatori, la posizione del fratello di Chiara sarebbe rimasta improntata alla prudenza. Dalle immagini e dai contenuti diffusi, emerge infatti che Marco Poggi avrebbe continuato a interrogarsi sull’effettiva portata delle piste oggi riconsiderate, sottolineando la fatica, per la famiglia, di tornare ancora una volta su una vicenda mai davvero archiviata sul piano umano.

Nel passaggio ritenuto più significativo, Poggi avrebbe messo a fuoco il punto che lo preoccupa di più: l’idea che l’inchiesta possa procedere per anni sulla base di ipotesi non supportate da riscontri concreti. La frase riportata durante l’audizione è rimasta testualmente questa: “Mi lasci dire una cosa. Mi sembra di capire che non ci sia niente di nuovo, dopo 18 anni capisco che Procuratore e altri possono avere il sentore, ma di sto passo andiamo avanti per tutta la vita, perché comunque poi abbiamo il sentore e poi…”.

Alla considerazione di Poggi, l’investigatore avrebbe risposto con fermezza, chiarendo che l’azione della Procura non si fonderebbe su intuizioni personali: “Non il sentore, è la Procura, non è che domani mattina si alza il mago Otelma dalla sua postazione e dice ‘ho avuto in sogno questa visione’”.

Alberto Stasi, figura centrale nella vicenda giudiziaria legata al delitto di Garlasco

Il richiamo ai tentativi precedenti e la linea della Procura

Nel prosieguo del colloquio, Marco Poggi avrebbe richiamato anche i numerosi passaggi che, negli anni, hanno cercato di rimettere in moto l’attenzione sul delitto. Un riferimento che, secondo quanto riportato, riguarderebbe iniziative investigative e attività difensive già comparse in precedenza nel percorso giudiziario, con l’obiettivo di ottenere ulteriori verifiche.

In particolare, Poggi avrebbe ricordato che: “Abbiamo visto anche i vostri colleghi carabinieri che hanno fatto indagini private allo scopo di riaprire, per cui non lo so, mi nasce l’idea. C’è stato un atto nel 2020, un atto che ha utilizzato la difesa per cercare di nuovo di riaprire, credo che siete informati di queste cose”.

Gli investigatori, a quanto risulta, avrebbero confermato di conoscere nel dettaglio l’evoluzione del caso, ribadendo la consapevolezza di quanto sia complessa e stratificata l’intera vicenda. La risposta citata in chiusura del botta e risposta è: “Sì, la vicenda la conosciamo abbastanza, quindi siamo informati di tutto quello che è stato fatto nel corso degli anni”.

Un caso ancora sotto i riflettori: cosa sappiamo finora

La nuova fase del delitto di Garlasco si inserisce in un contesto in cui l’attenzione mediatica resta altissima, anche per il peso che questa storia ha avuto nel dibattito pubblico italiano. La Procura di Pavia, secondo quanto emerso, starebbe portando avanti ulteriori approfondimenti nell’ambito del nuovo filone, mantenendo riservati i dettagli operativi e le eventuali verifiche tecniche.

Al momento, gli elementi resi noti riguardano soprattutto le audizioni e le ricostruzioni circolate attraverso la stampa e la televisione. In questo scenario, l’ascolto di Marco Poggi assume un significato particolare: non perché aggiunga di per sé nuove prove, ma perché restituisce con chiarezza l’impatto che ogni riapertura produce su chi, da quasi due decenni, convive con la perdita e con una vicenda giudiziaria che continua a riemergere.

La linea espressa dai carabinieri durante il colloquio, così come riportata, punta invece su un principio di metodo: quando la Procura ritiene necessario verificare aspetti ancora da chiarire, l’attività d’indagine viene presentata come un passaggio dovuto per arrivare a una definizione “una volta per tutte”. Resta ora da capire quali saranno i prossimi step e se gli approfondimenti in corso porteranno a riscontri utili.

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