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“Sarà lui il prossimo presidente!”. Quirinale: ecco il nome del possibile successore di Mattarella

Il voto per il Quirinale 2029 è ancora lontano, ma nel confronto politico italiano sono già emersi segnali di un lavoro preparatorio che punta a incidere, con largo anticipo, sulla scelta del successore di Sergio Mattarella.

Secondo ricostruzioni giornalistiche, in queste settimane si starebbe consolidando una rete di interlocuzioni informali tra aree politiche e istituzionali tradizionalmente distanti, con l’obiettivo di costruire le condizioni per un candidato percepito come condiviso e in grado di raccogliere consensi trasversali.

Il punto di fondo è legato ai numeri parlamentari: prima dell’elezione del capo dello Stato ci saranno le elezioni politiche della prossima legislatura, decisive per definire la composizione del Parlamento e, quindi, gli equilibri dell’assemblea chiamata a eleggere il Presidente della Repubblica.

Scenario politico e istituzionale: i contatti trasversali in vista del Quirinale 2029

Il dossier sul Colle 2029 e la cornice politica

Secondo quanto riportato da Ilario Lombardo su La Stampa, attorno al tema della presidenza della Repubblica si starebbe muovendo una vera e propria “Operazione Colle 2029”, fatta di contatti riservati e verifiche preventive tra soggetti che, almeno formalmente, appartengono a schieramenti diversi.

Il ragionamento ricostruito in più analisi parte da un dato politico: l’ipotesi che il prossimo Presidente possa essere indicato direttamente da una maggioranza di centrodestra guidata da Giorgia Meloni è uno scenario che alcune aree parlamentari vorrebbero evitare, avviando già ora un lavoro di tessitura e di ricerca di alternative condivise.

La tempistica istituzionale spiega perché la partita venga anticipata. Il Presidente della Repubblica viene eletto dal Parlamento in seduta comune con la partecipazione dei delegati regionali: per questo, le elezioni politiche precedenti diventano il vero passaggio che determina i rapporti di forza per l’elezione del Colle.

Marina Berlusconi, Partito Democratico e il ruolo dei mediatori

Uno degli aspetti più citati nelle indiscrezioni riguarda l’area riconducibile a Marina Berlusconi e alcuni settori del Partito Democratico, indicati come protagonisti di contatti esplorativi orientati a verificare la possibilità di convergere, in prospettiva, su un nome istituzionale.

Le ricostruzioni descrivono un dialogo che non sarebbe legato a un accordo definito, ma a una serie di interlocuzioni utili a misurare la praticabilità di una candidatura in grado di superare le linee tradizionali di schieramento. Il tema, in questa lettura, non è solo il nome, ma anche la capacità di costruire un consenso largo in un momento istituzionale delicato.

Nello schema delineato dagli osservatori, un ruolo di raccordo verrebbe attribuito a Gianni Letta, già sottosegretario alla Presidenza del Consiglio e figura storicamente associata a funzioni di mediazione nei passaggi politici più complessi. Nonostante l’età, 91 anni, Letta continuerebbe a essere indicato come interlocutore capace di mantenere relazioni con diversi mondi.

Secondo quanto riportato nel dibattito politico, Letta manterrebbe contatti con esponenti del centrosinistra come Dario Franceschini e Francesco Boccia, entrambi indicati come vicini alla segretaria del Pd Elly Schlein. L’eventuale funzione di questi contatti sarebbe quella di verificare, con discrezione, la possibilità di una piattaforma comune.

All’interno di questo quadro viene citata anche l’ipotesi di un confronto diretto tra Marina Berlusconi ed Elly Schlein, con una mediazione attribuita allo stesso Gianni Letta.

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