Oltre ai rapporti con i club, l’indagine scava profondamente nelle dinamiche di potere all’interno dell’Associazione Italiana Arbitri. Viene ipotizzato un vero e proprio sistema Rocchi che avrebbe premiato i direttori di gara più allineati con la dirigenza, penalizzando invece le voci fuori dal coro. Molti esposti sono arrivati da arbitri ed ex arbitri che si sono sentiti danneggiati da voti sospetti e valutazioni tecniche che hanno portato, in alcuni casi, alla loro dismissione. Sebbene Giorgio Schenone non sia parte di questa dinamica associativa interna, il suo nome resta legato al contesto di chi, dall’esterno, poteva beneficiare di una classe arbitrale più malleabile. Le testimonianze di figure come Pasquale De Meo e Daniele Minelli hanno descritto un ambiente lavorativo caratterizzato da forti pressioni, dove il timore di perdere il posto avrebbe garantito il mantenimento di determinati equilibri di potere.
La difesa del sistema arbitrale e degli indagati poggia sulla natura stessa del ruolo del designatore, che gode per definizione di una certa discrezionalità nelle scelte. È prassi comune che un designatore valuti l’opportunità di non inviare un arbitro reduce da errori gravi a dirigere nuovamente la stessa squadra dopo poco tempo, al fine di tutelare il professionista. Il nodo giuridico che la Procura di Milano deve sciogliere è proprio questo: capire dove finisce la legittima strategia gestionale e dove inizia il favoreggiamento. Fino a questo momento, non sono emersi coinvolgimenti diretti di dirigenti di società di Serie A, e la posizione di Schenone rimane quella di un professionista che svolgeva il proprio compito di club referee manager. Non sono state trovate prove di corruzione monetaria, il che sposta l’attenzione sulla manipolazione delle carriere e sulla regolarità sportiva dei campionati attraverso le designazioni pilotate.
Gli scenari futuri dell’inchiesta milanese
Mentre Gianluca Rocchi e Andrea Gervasoni rimangono le figure centrali di questo procedimento, il mondo del calcio attende di capire se verranno ascoltati ufficialmente i vari addetti agli arbitri delle squadre principali. Sebbene la figura di Giorgio Schenone sia emersa in modo prepotente nelle intercettazioni diffuse finora, la portata dell’inchiesta potrebbe allargarsi ad altri club se dovessero apparire nuovi riscontri. La giustizia sportiva, dal canto suo, osserva con attenzione l’evoluzione del procedimento penale, pronta a intervenire qualora venissero accertate violazioni del codice di lealtà sportiva. Per ora, il puzzle rimane incompleto e le difese degli indagati ribadiscono la correttezza dell’operato complessivo, sostenendo che ogni scelta sia stata figlia di valutazioni volte a garantire il miglior livello possibile della competizione nazionale.