Una posizione che evidenzia un limite strutturale del sistema: senza un’ipotesi di reato, le indagini non possono proseguire con gli stessi strumenti e intensità. Ed è proprio questo passaggio a rappresentare il punto più delicato, perché di fatto segna un rallentamento, se non uno stop, nella ricerca della verità.

Eppure, per la famiglia, la ricostruzione ufficiale non basta. Restano troppi interrogativi aperti su quanto accaduto quel giorno. Secondo i familiari, è difficile accettare che un ragazzo possa sparire senza lasciare tracce in così poco tempo: “Può svanire nel nulla in meno di un minuto? Siamo fermamente convinti che quel giorno qualcuno lo stesse aspettando. Che Alessandro sia salito su un’auto. Che in quel preciso momento si sia consumato il passaggio decisivo che oggi non possiamo più ricostruire”.
Dubbi rafforzati anche da possibili lacune nelle prime fasi delle indagini. Lo stesso legale sottolinea infatti un elemento ritenuto cruciale: “Se le immagini di videosorveglianza fossero state acquisite immediatamente, probabilmente oggi avremmo una risposta”. Così, mentre la giustizia archivia nuovamente il caso sul piano formale, sul piano umano la vicenda resta tutt’altro che chiusa. La scomparsa di Alessandro Venturelli continua a rappresentare una ferita aperta, alimentata da domande senza risposta e da una ricerca che, almeno per chi lo aspetta, non si è mai davvero fermata.