
Dietro le immagini delle vetrine infrante e dei negozi saccheggiati nel centro di Milano potrebbe esserci qualcosa di più complesso di una protesta degenerata. È questa la pista che emerge dalle ordinanze della magistratura e dagli interrogatori dei giovani fermati dopo gli scontri: l’ipotesi è che qualcuno abbia sfruttato il malessere sociale per spingere la manifestazione verso la violenza. Al centro delle indagini ci sono alcuni profili social, messaggi diffusi online e il coinvolgimento di giovanissimi, arrivati in piazza anche dall’hinterland. Un quadro ancora da ricostruire, nel quale la rabbia per il carovita si intreccia con interrogativi sul modo in cui sarebbe stata alimentata la guerriglia urbana.


Scontri a Milano, l’ipotesi della regia occulta
A delineare la possibile esistenza di una regia dietro i disordini è il gip di Milano, Fabrizio Filice. Nelle ordinanze di custodia cautelare, il giudice avrebbe evidenziato elementi che fanno ipotizzare un progetto finalizzato a trasformare la protesta contro il carovita in un episodio di violenza diffusa. L’attenzione degli investigatori si concentra sulla dinamica della mobilitazione e sul ruolo che avrebbero avuto alcuni canali digitali nel convogliare i partecipanti verso le strade del centro.
Secondo la ricostruzione riportata da Leggo, gli inquirenti stanno cercando di identificare i responsabili e i gestori di due profili social: Italia in piazza, indicato come uno degli account che avrebbero promosso inizialmente la mobilitazione, e Movimento 17 ottobre, comparso in un momento successivo. Sarà il lavoro investigativo a chiarire chi si trovasse dietro queste pagine, quali fossero le loro finalità e se esistano collegamenti con gli episodi di devastazione.
La questione centrale riguarda proprio il confine tra una protesta legittima, alimentata dal disagio economico, e un’azione organizzata per favorire scontri e saccheggi. L’ipotesi accusatoria è che la fragilità di alcuni partecipanti sia stata sfruttata per portarli a comportamenti violenti. Un quadro che dovrà trovare riscontri negli elementi raccolti dagli investigatori e nelle successive valutazioni della magistratura.
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