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Scontri a Milano, parlano i genitori dei fermati: “Mio figlio? Un p***a”

Scontri a Milano, le versioni dei ragazzi e la paura delle famiglie

Tra i giovani coinvolti, alcuni sostengono di non aver commesso alcun illecito. Un ragazzo racconta di essere rimasto in Questura per circa diciannove ore: sarebbe arrivato in centro con gli amici dopo aver visto sui social notizie del «casino» avvenuto il sabato e sarebbe stato fermato all’uscita della metropolitana. Un altro afferma di essersi avvicinato soltanto per capire che cosa stesse succedendo al cugino, già bloccato dalle forze dell’ordine.

I ragazzi descrivono anche le condizioni della permanenza nelle camere di sicurezza, parlando di ventotto persone nella stessa stanza, con acqua e cibo a disposizione ma coperte non sufficienti. Si tratta di racconti attribuiti agli interessati, che non costituiscono di per sé una ricostruzione verificata dei fatti.

La tensione, intanto, si riversa sulle famiglie. Una madre che cresce da sola i figli racconta di aver scoperto il fermo del figlio minorenne attraverso un video mostratole da un parente. «Lui è un bravo ragazzo, si sarà fatto trascinare da amicizie sbagliate», dice, cercando di dare una spiegazione a quanto accaduto.

La donna riferisce inoltre che le sarebbe stato consigliato di cercare un avvocato, perché il ragazzo «andrà in carcere». La paura delle conseguenze giudiziarie si mescola così al bisogno immediato di poterlo vedere. «Voglio solo abbracciarlo, e dirgli di fare la cosa giusta», afferma.

Un altro padre, preoccupato per il figlio di ventun anni, insiste invece sulla sua indole: «Lui è un buono». Parole che mostrano quanto possa essere difficile, per un genitore, conciliare l’immagine costruita in famiglia con le notizie che arrivano dall’esterno.

Come riporta il Corriere, anche il quadro dei fermi restituisce la complessità della vicenda. Secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, delle 271 persone accompagnate in Questura, 220 erano minorenni e 60 cittadini stranieri. Per gli undici maggiorenni la Procura ha chiesto la custodia cautelare in carcere, mentre per i ragazzi minorenni sono state avanzate richieste distinte nell’ambito dei procedimenti affidati alla magistratura minorile. La posizione di ciascuno dovrà essere valutata sulla base degli elementi raccolti e delle decisioni dell’autorità giudiziaria. Per i minori resta inoltre fondamentale la tutela della riservatezza: nomi e dettagli che possano consentirne l’identificazione non vengono diffusi. Intanto, davanti alla Questura, le famiglie aspettano di conoscere gli sviluppi di una vicenda che ha lasciato spazio a rabbia, paura e domande ancora aperte. Per tutte le persone coinvolte vale la presunzione di innocenza.

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