
Una forte scossa di terremoto è stata registrata nell’oceano Pacifico, di fronte alla costa occidentale degli Stati Uniti, in un settore già noto alla comunità scientifica per l’elevata attività sismica. Il movimento tellurico è avvenuto in mare aperto e, secondo le informazioni disponibili, non risultano al momento danni a persone o cose lungo la terraferma. In base ai dati diffusi dall’USGS – Istituto Geofisico Statunitense, il terremoto ha raggiunto una magnitudo 6.0 sulla scala Richter, un valore considerato significativo e in grado di produrre effetti rilevanti in caso di epicentro più vicino alla costa o a centri abitati. La scossa è stata registrata alle 04:25 ora italiana, corrispondenti alle 19:25 ora locale.
Il terremoto nel Pacifico è stato classificato come evento di profondità relativamente ridotta, caratteristica che in genere aumenta la percezione del sisma in superficie. In questo caso, tuttavia, la distanza dalla linea costiera ha attenuato gli effetti per le comunità dell’area, che non hanno riportato conseguenze significative né interruzioni rilevanti dei servizi essenziali.
Secondo le prime verifiche effettuate dalle autorità locali e dai centri di monitoraggio sismico, non sono emerse criticità lungo la costa dell’Oregon e degli Stati vicini. Non risultano segnalazioni di crolli, lesioni diffuse agli edifici o emergenze legate alla viabilità, mentre i sistemi di controllo continuano a seguire l’evoluzione della situazione.
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Localizzazione dell’epicentro e contesto geografico
L’epicentro del terremoto è stato individuato a circa 295 chilometri a ovest di Bandon, cittadina costiera dell’Oregon, in pieno oceano Pacifico. La posizione, ben al largo rispetto alla linea di costa, ha costituito un fattore determinante nel contenere l’impatto potenziale sulla popolazione e sulle infrastrutture costiere degli Stati Uniti occidentali.
L’area interessata si colloca in una delle regioni geologicamente più complesse del Nord America, dove si incontrano diverse placche tettoniche. La costa pacifica degli USA, in particolare tra California, Oregon e Washington, è da tempo oggetto di monitoraggio costante.
Parallelamente, i sistemi di allerta oceanica hanno effettuato le verifiche per valutare l’eventuale rischio di tsunami. Sulla base dei primi riscontri, non sono state diramate allerte per le coste del Pacifico nordamericano.
La Zona di Subduzione della Cascadia
I terremoti al largo dell’Oregon sono frequentemente associati alla Zona di Subduzione della Cascadia, una delle strutture geologiche più studiate del Nord America. In questa regione, la placca di Juan de Fuca scivola al di sotto della placca Nordamericana, con un movimento medio di circa 4 centimetri l’anno.
Gli studi indicano che il contatto tra le placche non avviene in modo continuo: alcune porzioni restano bloccate per lunghi periodi, accumulando tensione elastica che può essere rilasciata improvvisamente sotto forma di terremoti di grande intensità, anche superiori a magnitudo 9.0, come suggeriscono le ricostruzioni storiche.
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