La frase chiave nell’informativa: “non ha mai utilizzato quel lavandino”
Il punto ritenuto determinante negli atti è quello relativo al lavandino. Nell’informativa finale citata, i carabinieri arrivano a una conclusione netta: l’assassino di Chiara Poggi “non ha mai utilizzato quel lavandino”. Se tale valutazione dovesse trovare conferma, l’interpretazione di una parte delle tracce finora considerate centrali potrebbe risultare modificata.

La prova rimasta sepolta per 19 anni: i capelli nel lavabo
A sostegno di questa lettura viene valorizzato un elemento rimasto a lungo sullo sfondo: all’interno del lavabo sarebbero stati riscontrati quattro capelli scuri e lunghi. Secondo quanto riportato negli atti, la presenza di questi reperti sarebbe difficilmente compatibile con un lavaggio accurato effettuato subito dopo l’aggressione, perché un’azione di pulizia completa avrebbe potuto rimuoverli.
Nel quadro descritto dalla Procura di Pavia, la conseguenza diretta riguarda la lettura delle impronte e, in particolare, il peso attribuito nel tempo a quelle repertate sul dispenser. Se il lavandino non fosse stato utilizzato, il valore indiziario di alcuni passaggi ricostruttivi potrebbe risultare ridimensionato rispetto alla tesi che collegava quelle tracce a un lavaggio delle mani.
Parallelamente, l’attenzione investigativa viene indicata come sempre più concentrata sulla posizione di Andrea Sempio. Il procedimento, secondo quanto emerge, entra così in una fase in cui la rilettura dei reperti e la verifica puntuale dei dettagli acquisiscono un ruolo centrale per definire i prossimi passaggi dell’inchiesta.