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Sharon Verzeni, le risposte sull’alibi di Sergio Ruocco

Ieri un altro sopralluogo dei carabinieri nella villetta di Terno d’Isola in cui Sharon Verzeni conviveva con il fidanzato: prelevati pc e cellulare di Sergio Ruocco. Gli inquirenti continuano a sottolineare che Ruocco non è indagato e viene convocato solo come persona informata dei fatti, ma il terzo colloquio è durato altre sei ore. Un pressing non indifferente per quest’idraulico 37enne.

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Il pressing su Sergio Ruocco

Una giornata particolarmente pesante quella di ieri, per Sergio Ruocco. Per altre sei ore è stato a disposizione dei carabinieri che prima lo hanno convocato al comando del Nucleo investigativo di Bergamo, poi lo hanno fatto salire su un’auto civetta per il sopralluogo nella villa alla periferia di Terno d’Isola. Quella che divideva con Sharon Verzeni, vittima di omicidio la notte del 30 luglio. Il motivo è che doveva partecipare al nuovo sopralluogo nella villetta di via Merelli, essendo lui proprietario dell’immobile. Successivamente di nuovo a Bergamo per un secondo round. Anche qui con la pressione costante dei media.

Meglio che mi chiamino, no?“, dice Sergio Ruocco, ai cronisti che lo aspettano davanti casa dei suoceri, dove vive dal giorno dell’omicidio della donna. “Non sono mai stanco”. (continua dopo la foto)

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Prelevati alcuni oggetti informatici

Sarebbero stati prelevati alcuni dispositivi informatici della coppia. Pc e cellulari, che sono stati prelevati dalla villetta di via Merelli in cui viveva con la barista 33enne, però, sono di Sergio Ruocco. “Sharon non aveva un computer“, ha detto lui stesso ai cronisti. La permanenza all’interno dell’abitazione è stata breve, poco più di 15 minuti: “Sapevano cosa prendere“, ha detto il 37enne, ovvero il suo pc e almeno un suo cellulare (“ne ho più di uno“, aveva affermato Ruocco).

Dalla caserma fanno sapere che tutto quel tempo è stato necessario per Ruocco per compilare i vari verbali, ottenete la copia forense dei vari dispositivi e acquisire le password. Per un paio d’ore c’era anche Bruno Verzeni, padre della vittima, insieme al suo avvocato per partecipare, in qualità di persone offese, agli accertamenti irripetibili. (continua dopo la foto)

Le ultime parole di Sharon

Da quella casa, lungo la stradina che porta al centro del paese, Sharon era uscita attorno a mezzanotte per fare una camminata, un’orario inusuale per la 33enne, sempre molto abitudinaria: in via Castegnate, cinquanta minuti dopo, qualcuno che non ha ancora un nome e un volto l’ha accoltellata per quattro volte. 

Sharon Verzeni chiama il 118 e non dice – come era originariamente filtrato dalle indagini –  “Mi hanno accoltellato“, ma ai soccorritori, alle 00.52 appena prima di morire, dice: “Mi ha accoltellato“, e si aprono le ipotesi sul fatto che forse, la 33enne conosceva il suo (o la sua) assassina. E intanto si tenta di dare un volto al misterioso ciclista che procede contromano alcuni minuti dopo che Sharon è stata aggredita

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