
Dimissioni a Downing Street: dopo McSweeney lascia anche Tim Allan
Prima dell’uscita di Allan, il governo aveva già registrato il passo indietro di Morgan McSweeney, capo di gabinetto del primo ministro. McSweeney ha dichiarato di assumersi la piena responsabilità per aver sostenuto la nomina di Mandelson, decisione che ha esposto l’esecutivo a un’intensa reazione politica.
Le dimissioni di Tim Allan si inseriscono quindi in una fase di riorganizzazione forzata dei vertici, con l’obiettivo di ridurre l’impatto della vicenda sulla gestione dell’immagine del governo e sull’operatività della macchina comunicativa.
The moment Keir Starmers soul left his body. Watch this if you don’t think his career is really over. He actually cringes over in shame.
— Bad Kitty Unleashed 🦁 💪🏻 (@pepesgrandma) February 4, 2026
Stick a fork in him, he’s done. pic.twitter.com/m9i8HMGyOd
Ufficio comunicazione: quattro direttori durante la premiership di Starmer
Un elemento rilevante riguarda la continuità del ruolo di direttore delle comunicazioni a Downing Street. Con l’addio di Allan, diventano quattro i professionisti che hanno ricoperto e poi lasciato lo stesso incarico nel corso della premiership di Keir Starmer, in un periodo di tempo limitato.
Prima di Allan, hanno lasciato l’incarico Matthew Doyle, James Lyons e Steph Driver. Allan era stato nominato a settembre con il compito di rafforzare la gestione del messaggio politico, anche in virtù della sua esperienza accanto a Tony Blair. Le tensioni legate al caso Epstein e alle dinamiche interne hanno però portato alla conclusione anticipata del suo mandato.
Impatto politico per Keir Starmer e prossime nomine
La sequenza di dimissioni e cambi di ruolo riapre la questione della stabilità dell’organizzazione attorno al primo ministro. Per Keir Starmer si tratta ora di individuare nuove figure apicali, sia sul piano della comunicazione sia nella gestione interna del governo, in una fase in cui l’attenzione dell’opinione pubblica e delle opposizioni resta alta.
La vicenda legata a Peter Mandelson e ai riferimenti a Jeffrey Epstein continua a incidere sul dibattito politico, con possibili conseguenze sulla credibilità dell’esecutivo e sulle relazioni istituzionali, in particolare sul versante diplomatico con gli Stati Uniti.