Indagine sui chioschi al mare: cosa c’è sotto accusa
Siamo a Sabaudia, la città delle dune, e a rimettere il mandato è il vicesindaco Giovanni Secci. Il suo nome, insieme a quello del sindaco Alberto Mosca e di due funzionari comunali, compare nelle carte della Procura di Latina, che indaga sulla gestione del litorale e sull’assegnazione dei chioschi sul lungomare. Un’inchiesta che, nel giro di poche ore, trasforma una vicenda amministrativa in un vero e proprio terremoto politico.
Al centro del fascicolo aperto dalla magistratura c’è l’ombra di una presunta turbativa d’asta legata alla gara per l’affidamento degli ambiti chioschi sulla spiaggia, un settore strategico per l’economia turistica della zona. L’attenzione degli inquirenti si concentra su otto concessioni demaniali, decadute in passato a causa di irregolarità, e poi messe nuovamente a bando per l’assegnazione.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, inizialmente cinque concessioni sarebbero state aggiudicate a un ristoratore di Latina. Ma, in una fase successiva, l’introduzione di criteri di pagamento particolarmente stringenti avrebbe reso impossibile arrivare alla firma definitiva dei contratti. È in questa zona grigia che nasce il sospetto: al posto dell’operatore rimasto fuori gioco sarebbero subentrati alcuni concorrenti risultati perdenti, che però, quasi per coincidenza, risulterebbero parenti dei precedenti concessionari dei chioschi.
Per la Procura, la domanda è inevitabile: le procedure sono state davvero neutrali o qualcuno avrebbe pilotato i passaggi amministrativi per garantire un “ritorno al passato”? È questo il dubbio che porta a ipotizzare un sistema di favoritismi costruito per rimettere in sella i vecchi gestori. Nel mirino finiscono la Giunta e l’ufficio tecnico comunale, accusati dagli inquirenti di aver modulato bandi e condizioni in modo da favorire determinati soggetti.
Le dimissioni di Giovanni Secci e il peso delle accuse
In questo contesto incandescente si inserisce la scelta di Giovanni Secci. Per lui, i pubblici ministeri hanno chiesto una misura cautelare restrittiva, un elemento che rende la sua posizione processuale particolarmente delicata. A poche ore dall’interrogatorio davanti al gip, il vicesindaco decide di rompere gli indugi e annuncia il passo indietro, affidandosi a parole dal forte valore simbolico.
Con una nota ufficiale, Secci motiva così la sua decisione: “Per l’amore e il rispetto che nutro per Sabaudia, la mia città, di fronte all’avviso di garanzia, notificatomi nei giorni scorsi e alla richiesta di misura cautelare avanzata dalla Procura di Latina, ho deciso di rassegnare le dimissioni dall’incarico di Assessore e Vicesindaco”. Una dichiarazione che unisce la rivendicazione di un legame affettivo profondo con il territorio alla volontà di non trascinare l’amministrazione in una spirale di polemiche e sospetti.
L’ex vicesindaco insiste nell’inquadrare il suo addio come un gesto politico e istituzionale, non una resa. Definisce infatti il proprio passo indietro “una scelta assunta come dimostrazione di stima e fiducia nei confronti dell’Amministrazione comunale, del Sindaco e dell’intera Maggioranza”, provando a distanziarsi dall’idea di una fuga davanti alle responsabilità. Sullo sfondo resta la richiesta di misura cautelare, che rende ogni mossa ancora più delicata.

Serenità dichiarata e inquietudini nelle carte dell’inchiesta
Dietro le formule istituzionali, però, si intravede anche il lato umano di una vicenda che travolge carriere, reputazioni e rapporti politici. Secci, pur lasciando le deleghe, prova a mostrarsi fermo e sicuro di fronte alle contestazioni mosse dagli inquirenti. “Sono sereno e tranquillo, perché convinto di non aver commesso alcuna irregolarità e di aver sempre lavorato per il bene della città di Sabaudia”, afferma con decisione, rivendicando l’operato svolto negli anni alla guida della città.
Eppure, dietro questa serenità dichiarata, affiora un’inquietudine che lui stesso non nasconde, legata a ciò che avrebbe letto scorrendo pagine e pagine del fascicolo. L’ex vicesindaco racconta di aver analizzato intercettazioni, dichiarazioni e atti d’indagine, rimanendo turbato dai contenuti e dal quadro che ne emerge. Lo confessa apertamente: “Non nego però di essere molto amareggiato dopo aver letto tutto il fascicolo, intercettazioni, dichiarazioni ed atti, dai quali oggettivamente emergono risvolti inquietanti, che saranno oggetto di richieste di approfondimenti e verifiche da parte mia”.
Parole che lasciano intravedere uno scontro sotterraneo anche sul piano delle ricostruzioni investigative: da un lato la versione fornita dalla Procura, dall’altro quella del politico dimissionario, pronto ad annunciare approfondimenti e verifiche sulle modalità con cui sarebbero stati raccolti elementi e testimonianze. Una battaglia che, a questo punto, si sposterà nelle aule di giustizia.
Il ruolo del sindaco Mosca e gli scenari per l’amministrazione
Mentre la posizione di Secci e dei due tecnici comunali rimane sotto la lente dei magistrati, il nome del sindaco Alberto Mosca compare nell’inchiesta ma, per lui, non viene chiesta al momento alcuna misura cautelare. Un dettaglio che non basta però a dissipare le nubi che si addensano sopra l’intera maggioranza, chiamata ora a fare i conti con le dimissioni del proprio numero due e con un’inchiesta che tocca un settore nevralgico come quello delle concessioni balneari.
Nel palazzo comunale si attendono le prossime mosse: la sostituzione del vicesindaco, il possibile rimpasto di Giunta, le scelte sulla gestione dei chioschi in vista delle future stagioni turistiche. Ma soprattutto, si attende l’esito dell’interrogatorio fissato per il giorno successivo, considerato il primo passaggio in grado di restituire una prima verità processuale su quanto accaduto. Da quelle dichiarazioni potrebbero dipendere non solo i destini giudiziari dei singoli indagati, ma anche la stabilità dell’amministrazione e la fiducia dei cittadini nelle istituzioni locali.
Per ora, a Sabaudia resta l’immagine di un vicesindaco che lascia la scena dichiarando di voler proteggere la sua città, mentre un fascicolo fitto di intercettazioni e atti continua a crescere sui tavoli della Procura. Il mare, poco distante, osserva muto: la prossima mareggiata, però, potrebbe non essere solo quella che si abbatte sulle spiagge, ma quella che travolgerà, o assolverà, una classe dirigente finita sotto accusa.