I dubbi sulla gestione sanitaria e la segnalazione sui farmaci
Un ulteriore passaggio della testimonianza riguarda la gestione medica interna. Artan sostiene che ai trattenuti verrebbero somministrati medicinali in modo forzato, talvolta nascosti nel cibo, con l’obiettivo di sedare tensioni e ridurre l’agitazione.
Si tratta di un’accusa particolarmente grave, che implicherebbe una violazione della libertà individuale e dei diritti del paziente. Nella ricostruzione, questo aspetto viene presentato come parte di un clima generale di sfiducia e di difficoltà nel comprendere quali cure vengano praticate, con quali diagnosi e con quale supervisione.
La richiesta che emerge, in modo implicito, è quella di maggiore chiarezza sulle procedure sanitarie: visite, prescrizioni, tracciabilità della somministrazione dei farmaci e accesso a cure appropriate, soprattutto in presenza di sintomi dermatologici compatibili con una patologia contagiosa.

La battaglia legale e la richiesta di protezione internazionale
La vicenda personale di Artan, come riportato, si intreccia con un iter amministrativo iniziato a febbraio, quando sarebbe stato emesso un provvedimento di espulsione dal Prefetto di Bologna.
Secondo la ricostruzione, l’uomo avrebbe manifestato la volontà di richiedere protezione internazionale, dichiarando di essere fuggito dal proprio Paese per minacce di morte legate a debiti e vendette private. La domanda, tuttavia, non sarebbe stata registrata immediatamente e la formalizzazione sarebbe avvenuta solo dopo passaggi davanti al giudice di pace e l’intervento del suo legale, l’avvocato Stefano Afrune.
La Commissione Territoriale avrebbe poi respinto la richiesta, ritenendo il racconto poco credibile e tardivo. Attualmente, secondo quanto riportato, sarebbe in corso un ricorso per contestare la decisione e chiedere la sospensione del rimpatrio. Nel frattempo, Artan resterebbe nel Cpr di Bari, dove la sua condizione psicofisica, stando alla testimonianza, continuerebbe a peggiorare.
Disagio psicologico, episodi di autolesionismo e rischio suicidi
La denuncia non riguarda soltanto la dimensione sanitaria. Nel racconto vengono descritti anche livelli elevati di stress e sofferenza psicologica tra i trattenuti, alimentati dall’incertezza sul futuro, dalle condizioni di vita e dalla percezione di non avere strumenti efficaci per far valere i propri diritti.
Artan riferisce di tentativi di suicidio frequenti, citando episodi di uomini che arriverebbero a mangiare pezzi di vetro o a minacciare di darsi fuoco. La descrizione viene presentata come indice di una situazione interna ritenuta fuori controllo sul piano del benessere mentale.
In un contesto in cui la permanenza è legata a decisioni amministrative e giudiziarie, la presenza di patologie o sintomi non trattati in modo efficace potrebbe aggravare il disagio, rendendo ancora più urgente la valutazione di misure di tutela, assistenza medica e supporto psicologico adeguato.