Il quadro previsto per il 2028
Il piano non si fermerà al 2027. Nel 2028, secondo le proiezioni disponibili, il rincaro delle sigarette potrebbe arrivare mediamente a 40 centesimi per pacchetto. Anche in questo caso, si tratta di una valutazione generale e non di un prezzo definito per ciascuna marca presente sul mercato.
Mantenendo come riferimento 4,2 confezioni settimanali, un incremento di 40 centesimi comporterebbe una maggiore spesa annua di circa 87 euro. Il dato evidenzia come la revisione prevista nel triennio abbia effetti destinati a consolidarsi nel tempo, soprattutto per chi conserva le medesime abitudini di acquisto.
Il confronto tra 2027 e 2028 mostra un aggravio progressivo. Nel primo anno considerato, la spesa aggiuntiva media è stimata attorno ai 55 euro; nell’anno successivo, a parità di consumi, potrebbe superare gli 85 euro. Non si tratta però di importi automatici, perché il costo reale delle confezioni sarà definito soltanto dai nuovi listini.
Il quadro fiscale stabilisce dunque una direzione, ma non consente ancora di anticipare con precisione il prezzo di ogni pacchetto. Per conoscere l’effetto sul prodotto acquistato abitualmente, sarà necessario verificare le tariffe che verranno pubblicate dopo le comunicazioni delle aziende del settore.

Perché i prezzi cambieranno da una marca all’altra
L’indicazione di un aumento medio non significa che tutte le sigarette diventeranno più care della stessa cifra. Le variazioni potranno essere differenti tra una marca e l’altra, così come tra prodotti appartenenti a fasce di prezzo diverse. La dinamica dipende dalla struttura del prelievo fiscale e dalle determinazioni adottate da produttori e importatori.
I listini dei tabacchi vengono comunicati dalle imprese interessate e inseriti nella tariffa ufficiale dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli. Questo passaggio è decisivo perché permette di individuare il prezzo effettivo di vendita al pubblico di ogni referenza, comprese le eventuali variazioni rispetto ai listini precedenti.
Di conseguenza, non è possibile predisporre fin da ora una tabella definitiva marca per marca per il 2027 o per il 2028. Le stime disponibili servono a definire l’ordine di grandezza dell’intervento, ma non sostituiscono le comunicazioni ufficiali relative alle singole confezioni.
Per i consumatori, il riferimento più attendibile resterà quindi il listino aggiornato. Solo dopo la sua pubblicazione sarà possibile confrontare il nuovo prezzo con quello precedente, verificando se il rincaro applicato a uno specifico prodotto risulterà inferiore, vicino o superiore alla media nazionale ipotizzata.
Accise sulle sigarette dal 2026 al 2028
La revisione riguarda il prelievo minimo complessivo applicato alle sigarette, che comprende accisa e IVA ed è calcolato su 1.000 pezzi. Gli importi previsti dalla manovra aumentano gradualmente lungo il triennio, mentre cambia anche la componente percentuale della tassazione.
- Nel 2026, il prelievo minimo complessivo è fissato a 216 euro per 1.000 sigarette, con una componente percentuale del 49,23%.
- Nel 2027, il valore sale a 221 euro per 1.000 sigarette, mentre la componente percentuale passa al 48,50%.
- Nel 2028, il prelievo minimo raggiunge 227 euro per 1.000 sigarette e la componente percentuale si attesta al 48%.
Nel periodo compreso tra il 2026 e il 2028, il prelievo minimo aumenta quindi di 11 euro ogni 1.000 sigarette. Parallelamente, la quota percentuale diminuisce. È l’equilibrio tra questi elementi, insieme alla formazione dei listini, a incidere sul costo finale che verrà sostenuto dal consumatore.
Il meccanismo è articolato e non permette di trasformare automaticamente l’aumento del prelievo minimo in un identico rincaro per tutte le confezioni. Le differenze di prezzo tra i prodotti restano un elemento rilevante del mercato e spiegano perché i listini ufficiali saranno necessari per una verifica puntuale.
La revisione fiscale si inserisce in un contesto più ampio di aggiornamento della disciplina sui tabacchi lavorati. Il dato certo, allo stato attuale, è la progressione degli importi stabiliti per il triennio; restano invece da definire nel dettaglio le ripercussioni commerciali su ogni singola marca.

Aumenti per tabacco trinciato e prodotti alternativi
Le modifiche non interesseranno esclusivamente le sigarette tradizionali. Il provvedimento coinvolge anche il tabacco trinciato, i prodotti a tabacco riscaldato e i liquidi destinati alle sigarette elettroniche, inclusi quelli privi di nicotina. Anche per queste categorie, l’impatto concreto dipenderà dagli aggiornamenti che saranno comunicati nei listini.
Per una confezione da 30 grammi di tabacco trinciato, il rincaro stimato può arrivare fino a circa 60 centesimi. Si tratta di un valore massimo indicativo e non di una cifra uniforme: il costo effettivo varierà in base alla specifica tipologia venduta e alle decisioni adottate dagli operatori.
Per il tabacco riscaldato è previsto un aumento, ma le informazioni disponibili non indicano un importo unico da applicare a tutte le confezioni. Lo stesso vale per i liquidi delle sigarette elettroniche e per gli aromi, per i quali non è possibile quantificare in anticipo un incremento standard del prezzo al pubblico.
La situazione richiederà dunque un monitoraggio dei nuovi prezzi al momento della loro entrata in vigore. L’estensione della revisione ad altre categorie dimostra che il piano fiscale non riguarda soltanto il pacchetto di sigarette, ma l’insieme dei principali prodotti collegati al consumo di tabacco e nicotina.
L’impatto complessivo sulle spese quotidiane
Per i fumatori abituali, il tema centrale resta l’incidenza dei prezzi delle sigarette sul budget annuale. Nel 2027, l’aumento medio di 25 centesimi potrebbe tradursi in circa 55 euro aggiuntivi per chi acquista 4,2 pacchetti alla settimana. Nel 2028, l’aggravio ipotizzato arriverebbe invece a circa 87 euro annui, mantenendo invariata la stessa frequenza di consumo.
La spesa reale potrà risultare maggiore o minore in base alle quantità acquistate, alla marca scelta e al listino effettivamente applicato. Le stime non definiscono pertanto un costo uguale per tutti, ma fotografano l’ordine di grandezza che il nuovo sistema di accise potrebbe produrre sui consumi più regolari.
Il percorso fino al 2028 è già delineato sul piano fiscale, mentre restano da attendere le indicazioni commerciali che renderanno noti i prezzi di vendita. Soltanto con le tariffe aggiornate sarà possibile ricostruire in modo preciso l’impatto dei rincari su ciascuna categoria di prodotto e sulle abitudini di spesa quotidiane.
