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Sinner, cosa ci sarebbe dietro la resa a Djokovic: ora è allarme

Djokovic trionfa e riscrive i record

La parola semifinale agli Australian Open 2026 si è tinta di storia quando Novak Djokovic ha piegato Jannik Sinner in una delle sfide più intense dell’arena di Melbourne. Il serbo, 38 anni compiuti da poco, ha sconfitto il numero due del mondo con il punteggio di 3‑6, 6‑3, 4‑6, 6‑4, 6‑4 dopo 4 ore e 9 minuti di gioco, ribaltando una situazione che sembrava in equilibrio perfetto. Djokovic ha salvato 16 delle 18 palle break concesse, mostrando una capacità di gestione dei momenti chiave tipica di chi è abituato a giocare finali e semifinali di Slam con la massima costanza. Con questa vittoria, ha raggiunto la sua 11ª finale agli Australian Open e continua la sua corsa verso il possibile 25° titolo del Grande Slam in singolare maschile. Il match è stato uno specchio delle virtù e dei limiti di entrambi: Sinner ha spesso comandato gli scambi, vinto più punti complessivi, ma non è riuscito a chiudere nei momenti decisivi. «È stato uno Slam molto importante per me… ho avuto molte occasioni e non sono riuscito a sfruttarle. Fa male, di sicuro», ha commentato Sinner con franchezza nella conferenza stampa post‑gara, riconoscendo la qualità degli scambi ma anche la difficoltà nel capitalizzare le opportunità decisive.

Nelle parole di Djokovic dopo il match si coglie la portata del momento: «Ho un incredibile rispetto per Jannik, mi ha spinto al limite… questa forse è stata la notte in cui ho avuto più tifo in Australia», ha detto, sottolineando non solo l’intensità agonistica, ma anche il rapporto speciale con il pubblico di Melbourne Park.

Alcaraz, crampi e resilienza

Anche l’altra semifinale maschile ha lasciato un segno profondo nella storia del torneo. Carlos Alcaraz, numero uno del mondo, ha battuto Alexander Zverev in una vera maratona destinata a restare negli annali dell’Australian Open: 6-4, 7-6(5), 6-7(3), 6-7(4), 7-5 dopo 5 ore e 27 minuti di gioco, la semifinale più lunga nella storia del torneo. In un match in cui ha rischiato più volte di cedere, lo spagnolo ha lottato con crampi debilitanti alla coscia destra, superando momenti di difficoltà fisica che avrebbero potuto indirizzare l’incontro verso l’avversario. «Quitting never crossed my mind,» ha detto Alcaraz riferendosi alla sua determinazione a non mollare nemmeno nei momenti più duri, sottolineando la maturazione mentale che accompagna la sua ascensione nel circuito.

La partita con Zverev è stata un inno alla resilienza agonistica, in cui Alcaraz ha dimostrato una capacità di reagire e rispondere sotto pressione tipica dei campioni più completi. Il tedesco, pur criticando alcune decisioni arbitrali, tra cui un medical timeout controverso, ha evidenziato la qualità del confronto e la forza di un avversario capace di risorgere nei momenti più critici.

Sinner: numeri, rimpianti e interrogativi sul futuro

La sconfitta di Jannik Sinner nella semifinale contro Djokovic non può essere raccontata solo attraverso la dimensione del punteggio: i numeri dicono molto ma non tutto. L’azzurro ha dominato molti scambi, ha mantenuto un livello di gioco altissimo e ha mostrato quel tennis propositivo che lo ha reso campione in più occasioni. Tuttavia, come evidenziato dalla statistica delle palle break — soltanto 2 convertite su 18 — la partita è stata decisa nei dettagli, in quei momenti in cui Djokovic ha saputo innalzare il livello e finalizzare la propria gestione dei punti pesanti.

Il percorso di Sinner a Melbourne ha rappresentato un’altra tappa importante nella sua carriera: arrivare per la terza volta consecutiva in semifinale agli Australian Open è un risultato che pone domande e riflessioni sul proprio status di giocatore di élite. La sua analisi dopo il match è stata onesta e diretta: «Nella maggior parte delle volte ha servito molto bene. Ho sbagliato i colpi, può succedere. Questo è il tennis», ha detto in conferenza, descrivendo con lucidità l’essenza di una sconfitta dolorosa ma non priva di insegnamenti.

Gli Australian Open 2026 consegnano così un racconto di tennis che va oltre i risultati, tracciando linee di forza, debolezza e resilienza nei protagonisti assoluti di questa edizione.

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