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Sondaggio Mannheimer, quale partito ha problemi: i segnali inequivocabili

Sondaggio Mannheimer, quale partito ha problemi: i segnali inequivocabili

Sondaggio Mannheimer, quale partito ha problemi: i segnali inequivocabili. La fotografia politica che emerge dagli ultimi sondaggi non è quella di un ribaltone netto, ma piuttosto di un equilibrio fragile, mobile, pronto a inclinarsi da una parte o dall’altra. Dopo settimane segnate dalla coda polemica del referendum, il quadro torna a mostrarsi più sfumato di quanto possa apparire a prima vista. Le oscillazioni nei consensi raccontano una partita ancora tutta aperta, in cui ogni dettaglio – dalla leadership alle alleanze – può fare la differenza. E soprattutto, suggeriscono che le letture affrettate rischiano di essere fuorvianti.

Meloni, calo di consensi

Sondaggi politici: equilibrio tra centrodestra e centrosinistra

La cosiddetta “risacca” della sconfitta referendaria sembra essersi ormai attenuata. A dirlo è la supermedia Youtrend, che mette insieme diversi istituti demoscopici: il centrodestra si attesta al 44,7%, mentre il centrosinistra senza Azione sale al 45,4%. Un vantaggio minimo, quasi impercettibile.

Secondo quanto riportato da Libero Quotidiano, il sociologo e sondaggista Renato Mannheimer invita alla cautela: «L’aumento del consenso per il centrosinistra è certamente l’effetto della vittoria al referendum». Ma aggiunge subito un elemento decisivo: «Tuttavia un punto percentuale non è una gran differenza per il margine di errore statistico: ritengo che le due coalizioni siano sostanzialmente pari».

Un equilibrio che rende il quadro politico instabile e aperto a ogni evoluzione. Lo stesso Mannheimer sottolinea come, con l’attuale legge elettorale, possano diventare determinanti figure come Carlo Calenda e Roberto Vannacci, capaci di spostare gli equilibri nella costruzione delle coalizioni.

Sondaggio Mannheimer, quale partito ha problemi: i segnali inequivocabili

Centrosinistra sondaggi: leadership e divisioni interne

Se i numeri raccontano una sostanziale parità, è sul piano politico che emergono le criticità più evidenti, soprattutto nel centrosinistra. Mannheimer individua due nodi centrali: la capacità di fare squadra e la scelta della leadership.

«Ha due problemi. Il primo riguarda la difficoltà di mettersi insieme», spiega. Una differenza non secondaria rispetto al centrodestra, che pur tra tensioni riesce a compattarsi nei momenti decisivi. Il secondo tema è ancora più delicato: «Chi sarà il candidato premier della coalizione?».

La questione si intreccia con il meccanismo di selezione. «Il candidato premier lo fa chi prende più voti, come avviene nel centrodestra, o chi vince le primarie?». E qui emerge un ulteriore elemento di incertezza: «Se fino a poco tempo fa i sondaggi davano in vantaggio Giuseppe Conte, ora Elly Schlein sta recuperando».

Ma le primarie, avverte, rischiano di trasformarsi in un boomerang: «In ogni caso, ritengo che le primarie siano divisive per la sinistra». E rincara: «Temo ci sarà una lotta feroce tra partiti della coalizione». Una dinamica che potrebbe indebolire ulteriormente un campo già fragile.

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