La vita dopo il coma: apatia e nuova fragilità
Il momento più difficile arriva quando torna a casa. Non ha più le stesse energie. La lesione cerebrale ha lasciato un segno profondo sulle funzioni cognitive. Fatica a concentrarsi, a pianificare, a mantenere la stessa produttività di prima.
Sviluppa una condizione definita “apatia patologica”: non è depressione, ma una sorta di distacco emotivo. Come se nulla fosse davvero urgente o preoccupante. Con farmaci e psicoterapia riesce a recuperare in parte la motivazione, ma la sua quotidianità resta profondamente diversa.
Ha bisogno dell’aiuto costante della moglie per molte attività pratiche. Lui stesso ha dichiarato di sentirsi “come se fosse molto, molto vecchio”. Il ritmo frenetico che caratterizzava la sua vita precedente non è più sostenibile.
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“Non tornerei mai indietro”: la trasformazione inattesa
Eppure, nonostante le limitazioni fisiche e cognitive, Patrick afferma qualcosa che sorprende: non tornerebbe mai alla vita di prima. Oggi lavora ancora come scrittore, ma con tempi diversi, più lenti. Trascorre molto più tempo con la famiglia. È presente quando i figli tornano da scuola. Non corre più da un impegno all’altro.
Ha raccontato alla BBC che molte persone vivono come se fossero troppo occupate per vivere davvero. La sua nuova condizione lo ha costretto a rallentare. Non per scelta, ma per necessità. E proprio in questa lentezza forzata dice di aver scoperto una forma di felicità più autentica.
Oggi vive con limiti evidenti, con una vista parziale e con conseguenze neurologiche permanenti. Ma afferma di percepire la bellezza delle cose con un’intensità che prima non aveva mai sperimentato. La sua vita è cambiata per sempre quella sera del 2021. E, nonostante tutto, sostiene che sia diventata più ricca di prima.