I telefoni muti e i reperti isolati nel bosco
Le parole del giovane hanno dato un senso logico anche ai rilievi scientifici effettuati dai carabinieri sul territorio. Proprio lungo il tragitto indicato nella confessione, i soccorritori avevano precedentemente individuato e repertato alcuni oggetti: il fermaglio di una delle due adolescenti, una maglia tecnica e un laccio nero. Elementi che, se prima sembravano i segni di una tragedia imminente, ora assumono il valore di conferme del passaggio delle due fuggitive verso il punto d’incontro stradale.
A muoversi dietro le quinte della vicenda c’è anche un intricato giallo tecnologico che i militari stanno tentando di decifrare attraverso l’analisi di tre utenze telefoniche intestate a figure chiave della cerchia familiare. Uno dei dispositivi in uso alle ragazze risulta infatti collegato a un soggetto vicinissimo al fidanzato di Alisya, mentre un altro è riconducibile al compagno della madre delle minori. I telefoni, rimasti inattivi e spenti per giorni, confermano la volontà ferrea di non farsi localizzare, mentre la compagna del papà – che per prima ha attivato l’associazione Penelope Abruzzo – continua a sperare in un passo indietro delle due sorelle.